Fra terre e chiese antiche riscoprire le radici dimenticate

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Foto di Gabriele Picello da Pixabay

Agosto 2016. Damiano Marras, giornalista precario, è stato mandato in Sardegna per un reportage che si rivelerà portatore di novità e magici incontri. La sua terra d’origine, infatti, richiamerà ricordi sopiti e sveglierà quell’entusiasmo perduto fra doveri e responsabilità. Nel frattempo, il padre è ricoverato in ospedale per degli accertamenti e la fidanzata storica vuole strappargli la promessa di quel “per sempre” tanto desiderato. Il nostro protagonista sarà pronto per affrontare grandi cambiamenti?

Questa è la trama del romanzo d’esordio di Angelo Deiana, A Diosa. La leggenda di Nenè, pubblicato dalla casa editrice L’Erudita, che inizia con un incipit memorabile: “Ci sono viaggi che sembrano destini”. E già il lettore si sente trasportato in un immaginario da sogno.

Dalla provincia viterbese ci spostiamo in provincia di Oristano, Ardauli, il paese d’origine dei nonni del protagonista, con il quale la sua famiglia aveva tagliato ogni tipo di rapporto. Fra quelle terre, le chiesette antiche e la gente del posto, Damiano riscopre le proprie radici dimenticate.

Quella che ci viene presentata, infatti, non è solo una geografia di luoghi sperduti destinati a diventare città fantasma, ma è anche una mappatura di emozioni e sentimenti puri che vengono esibiti con spontaneità e naturalezza.

Il romanzo d’esordio di Angelo Deiana inizia con un incipit memorabile: “Ci sono viaggi che sembrano destini”

Ma c’è un elemento di novità all’interno del libro, perché la vicenda del protagonista si muove in parallelo con il racconto delle prodezze compiute in giovane età dal suo idolo Claudio Olintho de Carvalho, l’uomo che tutti chiamavano Nenè, il calciatore che ha fatto vincere alla squadra del Cagliari il suo primo e unico Scudetto. Una passione, il calcio, che gli aveva trasmesso il padre sin da bambino e che ora può essere condivisa con gli abitanti del paese, tra cui Gavino Ore, amico del nonno, che con le sue testimonianze ne rinverdisce il ricordo.

Questo però è un anche un libro sulla memoria, perché passato e presente si intrecciano. Sulla fragilità dell’essere umano, sui sogni perduti e quelli ancora da realizzare, sul desiderio di fuga che contrasta con il senso di responsabilità.

Un libro che ci impone di riflettere sul concetto di famiglia e su quello intrinseco della morte che accompagna il destino di noi poveri esseri umani; sul viaggio inteso anche metafora della vita all’interno della quale le nuove generazioni devono fare i conti con cosa voglia dire sentirsi precari in un paese, come l’Italia, in cui si assiste alla fuga dei cervelli.

Non è un caso se fa da sfondo alla narrazione un tema di grandissima attualità, la disoccupazione forzata che siamo costretti a subire principalmente per due motivi: lo spopolamento dei piccoli centri, come Ardauli, per carenza di posti di lavoro nei quali rimangono solo gli anziani o le calamità naturali.

L’autore, infatti, cita il terremoto che colpì la notte del 24 agosto le città di Amatrice, Accumuli e Arquata del Tronto che causò più di 300 morti e il trasferimento dei sopravvissuti in zone più sicure.

Con uno stile sensibile e attento, Angelo Deiana ha saputo scrivere un romanzo straordinario, animato da forti passioni, e condurci per mano verso il significato profondo dell’esistenza umana: smettere di pensare per cercare di vivere senza rimpianti.

Forse questo è il segreto della vera felicità.