Il jazz e la magia della musica nel nuovo album di Marilena Paradisi

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Marilena Paradisi e Kirk Lightsey

Dopo tre dischi centrati sul jazz e quattro tra contemporanea e improvvisazione totale, Marilena Paradisi torna alla musica delle origini con “Some Place Called Where”, opera intima e delicata, pubblicata dalla norvegese Losen Records, in cui la vocalist italiana duetta con Kirk Lightsey.

«Questo disco è il frutto di un lungo percorso, sia musicale che umano, di un mia ricerca. Ho sentito l’esigenza di tornare a “interpretare”, a cercare di raccontare storie attraverso l’uso della parola», spiega la Paradisi. «Sono passati anni, sono accadute così tante cose che ora sento una differente maturità, un diverso approccio alla musica e ai testi; inoltre, sento che la mia voce è molto cambiata».

Non si tratta di un album solista con un “featuring“, in cui lo straordinario pianista di Detroit fa da “special guest“, ma di un lavoro nato da un repertorio condiviso, una comune sensibilità e dalla stessa visione magica e “olistica” del fare musica.

«Lavorare con Kirk è stato davvero un privilegio. E’ un musicista di una tale sensibilità che percepisce subito le tue idee musicali, anche se in embrione, e le rende concrete. Le sue scelte armoniche così raffinate, il suo tocco così speciale, mi hanno permesso di esprimermi al meglio».

Instancabile ricercatrice sull’uso e sulla sperimentazione della voce, Marilena ha scoperto la musica da bambina: «A 5 anni mi chiudevo in camera ad ascoltare Chopin, Bach, Mozart, studiavo pianoforte e danza classica.  Il canto, invece, è arrivato da adulta, dopo un viaggio a New York, dal quale tornai dicendo: “Voglio cantare jazz!”».

Tra le poche cantanti italiane ad essere recensita sulla prestigiosa rivista americana “JazzTimes”, si è esibita sui palchi di mezzo mondo, da Lisbona a Madrid, da Berlino alla Finlandia. Ma è l’India, dove ha prima studiato e poi insegnato canto, ad esserle rimasta nel cuore.

«Del periodo formativo a Mumbi, dove per due mesi ho studiato i Ragas e il canto classico Industani, ricordo l’impatto sconvolgente e le lezioni giornaliere. Trascorrevo 2 ore di taxi nella traffic jam per arrivare dalla mia guru, con la quale cantavo 2-3 ore cercando di imitare la sua tecnica impressionante, di carpirne i segreti. Sei anni dopo sono stata io a portare a loro la Western music. E’ stata una pura gioia insegnare a questi ragazzi, quasi tutti con l’orecchio assoluto. Ed è stato un sogno sentirli cantare jazz con le loro nuance microtonali indiane».

Soddisfatta di questo nuovo progetto discografico nel quale lei e Lightsey ci trasportano nei loro mondi attraverso un repertorio di nicchia, non lo considera però un punto d’arrivo: «Non credo in essi, si trasformano subito in punti da cui spiccare il volo di nuovo»

Con in programma tanti live ed una presentazione ufficiale dell’album il 20 gennaio 2018 all’Auditorium Parco della Musica di Roma, l’artista aggiunge: «Mi sto godendo questo bel momento di crescita e sviluppo, ma sto già pensando a nuovi progetti».