Mauro Astolfi fa danzare le quattro stagioni

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Vivaldi in musica, Arcimboldo in pittura e dopo di loro molti altri si sono lasciati ispirare dalle quattro stagioni, un tema inesauribile nell’arte. La danza non fa eccezione. E’ Mauro Astolfi con il suo Spellbound Contemporary Ballet a rappresentare con grande sensibilità il susseguirsi delle stagioni. La sua creazione fa uso della partitura inconfondibile di Vivaldi, coniugata a quella ambient dal sapore ancestrale di Luca Salvadori, per cogliere attraverso i corpi in movimento il tradizionale processo di mutamento della natura. Tutto cambia, il ciclo vitale scorre ed a rendere sul palco l’idea di questa alternanza cronologica ed atmosferica è una serie di quadri in cui i danzatori si muovono come un corpo unico, un organismo vivente che pulsa, soffre e gioisce. La cornice scenografica è un grande cubo mobile che si rivelerà una casa stilizzata attraverso la quale i ballerini si materializzano e scompaiono, pedine semoventi di una natura che tutto dispone e organizza. È il corpo, nella sua complessa interiorità, concepito come dimora, e la pelle come le pareti del nostro mondo.

Dietro l’interessante e fitta rete di simboli e rimandi si nasconde un significato profondo: si partecipa al dramma della natura che muore, ma per vedere un po’ più in là il seme della futura rinascita. Perché, in fondo, il silenzioso incedere delle stagioni racchiude il brulichio continuo della vita. Portato in scena per la prima volta nel 2010 Le Quattro Stagioni è un ormai un classico del repertorio dello Spellbound. Ritorna il 4 febbraio al Teatro Team di Bari mentre a marzo, dal 24 al 27, sarà negli Stat Uniti, al Cullen Theater di Houston