Quelle madamine perverse del 700…

1
11425398_10153508212534683_542246092296088576_n
Uno dei modelli di abiti settecenteschi in mostra

Si apre il sipario sul palcoscenico di Versailles dove Madame de Pompadour, in taffetas e balze pastello, faceva i suoi bisogni in salotto mentre un branco di teosofi le insegnava l’alchimia. Siamo nella sala più remota e silenziosa dell’Accademia di costume e di moda in via della Rondinella, a Roma. Per arrivarci si attraversano le stanze in cui gli allievi, osservati da una serie sterminata di manichini spogli, creano i loro abiti. Si può passare a dare un’occhiata fino a Luglio inoltrato alle stoffe trapunte di fiori secchi e ai corsetti all’osso di balena che tolgono il respiro. Si parla di abiti del 700, nulla a che vedere con i tacchi a spillo tintinnanti delle donne in tailleur che vanno a lavoro borbottando sui marciapiedi della contemporaneità.
Niente lavoro, né scomodità, qui si parla di dolce supplizio. Come il panier, in origine posto sulla soma degli asini, una sorta di gabbia sottoveste per ruote paraboliche sopra le quali si potevano poggiare i gomiti, sotto le quali stavano comodamente cinque uomini in ginocchio. Le azioni quotidiane, con tali capi, risultavano impossibili: un vero e proprio invito all’ozio. Queste damine sdraiate su divani di velluto con accanto ogni tipo di leccornia erano l’emblema della soffice inerzia, della languida impertinenza del Settecento.

M.me De Pompadour
M.me De Pompadour

Più degli uomini, intenti a battute di caccia o impegnati a discutere intorno a tavoli diplomatici, erano loro le attrici principali dello spettacolo politico. Come la Marchesa di Merteuil, protagonista de “Le relazioni pericolose”, che, con il volto algido di Glenn Close faceva impazzire d’amore il Conte di Valmont, spingendolo alla morte. Nata per dominare il sesso maschile e vendicare il suo, donna dall’abietta moralità, la Marchesa era una virtuosa dell’inganno: “Imparai a sembrare allegra, mentre sotto la tavola mi piantavo una forchetta nel palmo della mano”. O come l’incipriata Marie Antoinette che, con i suoi boccoli rosa e la sua inappetenza, volteggiava per feste in maschera bevendo solo acqua di Ville d’Avray, dialogando in italiano perfetto con il suo contraltare, Giacomo Casanova, che da Venezia scriveva in perfetto francese le sue memorie di seduttore: “Mai lasciare a una femmina il tempo di pensarci su.”.

12019930_10153773677649683_3090112089100049983_nUna vita senza progetto o volontà, in balia delle passioni, come i viali di una domenica pomeriggio eterna. Spreco amorale, smodato consumo, completa dissoluzione. Come scriveva Bernard de Mandeville: “Ogni parte era piena di vizio ma il tutto era un paradiso”. In questa parte dell’Accademia si percepisce la frivolezza di quel paradiso abitato da gentildonne annoiate che ordivano congiure, tessevano intrighi e mandavano a morte giovanotti nel fiore dell’età. Cinte da piume vaporose, parrucche lussuose e acconciature alte quanto una torta nuziale a venti strati. Fronzoli, broches di diamanti, perle e ancora vapore. Estremo ornamento e completa nudità: questo è il costume di un secolo dominato da nausee propiziatorie e torture orgasmiche. Il popolo senza pane divorava con gli occhi i regnanti di Dio e la loro corte dei miracoli, fino alla ghigliottina e al disonore. Finché la vedova Capeto, spogliata dai suoi drappi si innamorava del boia, e, pestandogli il piede, lo baciava prima di perdere la testa. Per dirla con le parole meravigliosamente semplici della Marchesa di Merteuil: “Vincere o morire”.

1 commento

  1. Il Settecento, un secolo comunque affascinante ed intrigante, il secolo dei “Lumi”, il secolo di Haydn, Mozart e Beethoven, un secolo che non è possibile non esserne attratti ed incuriositi!…

Comments are closed.