Pippo Baudo, l’ultimo applauso: addio a un’icona della tv italiana

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Pippo Baudo se n’è andato di sabato in prima serata: per uno che ha dedicato la sua vita allo spettacolo forse è molto più che una coincidenza. Un’uscita di scena sorprendente che spiazza e commuove l’Italia. Non è facile scrivere della morte di Pippo Baudo. Sembra incredibile solo parlarne, perché una figura così imponente resterà sempre immortale nella storia italiana. Provare a ripercorrere la sua carriera senza dimenticare qualcosa è quasi impossibile, perché innumerevoli sono le cose che ha fatto. Alle nuove generazioni, che non hanno avuto modo di vederlo, basterà sapere che ha presentato 13 Festival di Sanremo di cui 7 da direttore artistico, credendoci anche negli anni in cui persino la direzione di Raiuno metteva in discussione il successo della kermesse. È persino probabile che tanti giovanissimi scoprano solo in queste ore, attraverso le lacrime di genitori e nonni, chi sia Pippo Baudo.

È complicato raccontare cosa significhi l’addio di Pippo evitando termini che si possano confondere con la retorica: come non dire, però, che era il più grande di tutti? Come non sottolineare il suo essere scopritore di talenti, le sue qualità di conduttore, la sua cultura, la sua lotta alla mafia, la sua passione per il piccolo schermo? Come non rimarcare il suo modo di valorizzare la musica italiana con i più bei Festival di Sanremo della storia?

Con Baudo il presentatore si trasformò in conduttore, quindi le vallette divennero showgirl. Rivoluzionario e capace più di chiunque altro di fare grande ogni programma solo con la sua presenza fisica, senza mai trovarsi a disagio. Mai una volta che Baudo non sapesse cosa dire: nessuno come lui ha saputo gestire il palcoscenico. Non per niente, lo ricorderete anche dalle gag del Trio, la sua professionalità è da sempre anche proverbiale. Se provi a pensare a un conduttore identitario del nostro Paese, ti vengono in mente lui e Mike: hanno insegnato loro il mestiere alle leve successive.

Baudo, icona italiana dello spettacolo, lascia un’eredità artistica grandissima, che si esprime in specifiche caratteristiche. Anzitutto la sua capacità di intervistare, consentendo di parlare all’interlocutore e ascoltandolo, coinvolgendolo da protagonista senza necessità di entrare mai in fatti privati ed estremamente intimi. Pippo, pilastro dello spettacolo che ha dato sempre spazio a tanti giovani, dalla tv alla musica. Re del varietà, spalla al fianco di comici straordinari, mattatore nei quiz, narratore della storia italiana.

Ha lavorato con Rai e Mediaset: nessuno quanto lui ha però dimostrato autentico amore viscerale per il servizio pubblico, di cui ha rappresentato fino in fondo ogni valore. Democristiano convinto, non ha mai voluto mischiarsi con la politica anche quando questa lo ha cercato. Tante discussioni, senza mandarle a dire a nessuno (dirigenti Rai in testa), ma lo hanno amato tutti, perché il suo modo di lavorare era indiscutibilmente perfetto, con un linguaggio colto ma popolare.

Con Baudo si spegne davvero la tv, quella di una certa epoca. Raggiunge Bongiorno, Vianello, Corrado, Tortora e Raffaella. E sicuramente verrà accolto lassù da una musica diretta dal Maestro Pippo Caruso. Ora è davvero finita un’epoca: quella che ha reso più bella l’Italia televisiva. Ricordiamoci di non dimenticarcelo mai.