Francesco Totti si racconta nel docu-film di Alex Infascelli

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“La prima parola che ho detto è stata palla”. Tra i titoli più attesi della Festa del Cinema 2020, il documentario di Alex Infascelli: Mi chiamo Francesco Totti, presentato tra gli Eventi speciali. Un viaggio intimo, quello del Capitano, che, solo con se stesso, si mette a nudo ripercorrendo la sua vita di calciatore, ma anche quella di uomo, senza cadere nell’indulgenza di maniera, ricordando anche i momenti più brutti. Quello che viene raccontato è il viaggio di una vita unica ed inimitabile: quella di un grande calciatore ma anche quella di un uomo cui alcune generazioni, di sportivi e non, hanno guardato con ammirazione.

Inizia così quel viaggio a ritroso in cui Il Capitano della Roma, in uno stadio deserto, nella notte che precede il suo addio al calcio si racconta, dalla prima infanzia – quando a nemmeno un anno, sulla spiaggia di Porto San Giorgio, ancora in un equilibrio incerto, è già alle prese con una palla più grande di lui – al cortile della scuola elementare Manzoni a giocare alle “paperelle”, ai campi della Pozzolana, alle domeniche in Curva Sud fino all’emozione del debutto nella serie A con la maglia giallorossa, quella della sua città, a soli sedici anni. Da via Vetulonia ai mondiali 2006 a Berlino. 25 anni trascorsi sui campi da calcio, sempre con la stessa passione, con quello spirito che lo aveva animato sin da bambino.

Un racconto affidato alle immagini – quelle di repertorio si mischiano a video amatoriali e ricordi di famiglia – in cui quella del Capitano è la voce narrante, tra gioie e dolori, tra gol memorabili e infortuni, dall’amicizia con Cassano alla convocazione al mondiale; dal primo incontro con quella bellissima ragazza dalla famiglia laziale, che diverrà presto la sua compagna di vita, alla nascita dei figli Christian, Chanel e Isabel.

Un viaggio che non trascura i momenti difficili, le reazioni scomposte – delle quali si scusa pubblicamente – le incomprensioni con Spalletti, sino alla decisione, amarissima, di abbandonare il campo.

Il racconto di Totti, fatto di parole semplici, spontanee che vanno dritte al cuore di ogni spettatore, tifoso o non, è un tributo al calcio, ai tifosi, ad una città: Roma, che il numero 10 giallorosso, nonostante le fascinazioni di ingaggi più prestigiosi, non ha mai tradito.

Il film prende le mosse dal libro “Un capitano, scritto da Totti insieme a Paolo Condò, pubblicato nel 2018 per i tipi di Rizzoli.

Un’opera di 106 minuti coinvolgente e mai noiosa con la quale Infascelli consacra l’icona della Roma, che sa parlare ed emozionare anche a chi il calcio non l’ha mai seguito. Evento speciale al cinema con Vision Distribution, inizialmente solo per i 3 giorni, è poi rimasto in sala grazie al grande riscontro del pubblico.