Ennio Salomone: quando il pop si fa esistenziale

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ennio_salomone_2«“Se passeggio faccio prima” nasce dalla volontà di raccontare qualcosa, qualcosa che mi è appartenuto e, in un certo senso, che mi appartiene ancora. Canzoni che si sono incontrate per caso e si sono subito volute bene». E’ così che Ennio Salomone racconta il suo primo album, prodotto da Stefano Borzi per Stemma Records e già anticipato pochi mesi fa dalla canzone “La favola di Coccodè”. Si tratta di un disco d’autore, di parole e di musica. Un pop leggero ma poetico, esistenziale, a tratti nonsense. Otto i brani contenuti, legati da un unico filo conduttore: «Il disco è una metafora che vuole portare l’ascoltare a riflettere sull’importanza del cammino piuttosto che del traguardo. Spesso, presi come siamo dalla meta, dimentichiamo di goderci la strada. E ci perdiamo un sacco di cose belle».

Siciliano, classe 1987, Salomone abbandona le partite di calcio per le lezioni di chitarra. Cresciuto ascoltando Battiato, De Andrè, Demien Rice, Elliott Smith, intraprende la strada del solista dopo essere stato per alcuni anni chitarrista in diverse band rock e, in seguito, violinista nel progetto di musica popolare siciliana “Cumpari e Scumpari”. Un’esperienza, quest’ultima, di cui è particolarmente soddisfatto: «Sono felice di aver approfondito i suoni della mia terra. Di aver suonato ovunque: teatri, piazze, pub, in strada. Il vero senso della musica è questo».

Negli anni ha vinto diversi concorsi di musica indipendente e d’autore, ha collaborato e cantato in diversi dischi (tra cui il più recente di Oliviero Malaspina, ultimo collaboratore di Fabrizio De Andrè) ed è stato produttore e arrangiatore dell’ultimo album del cantautore marchigiano Andrea Papetti. Arrivato al disco d’esordio dopo questa lunga gavetta, lo considera «un traguardo importante, ma non di certo il più grande». «L’album – prosegue – “ufficializza” quello che facevo da anni: scrivere canzoni e poi farle ascoltare alla gente».

Ennio, infine, non nasconde la fatica e le difficoltà che questo mestiere comporta: «Oggi siamo talmente tanti a fare musica che gli spazi di approfondimento si restringono sempre di più. Ci sono molti artisti, anche fortissimi, che devono lottare per farsi ascoltare. Forse la cosa più saggia è fare musica solamente per la voglia di farla. Quello che succede dopo e durante sarà tutto di guadagnato».