Il caso di Vanessa Russo nella serie tv “non fiction” Ossi di seppia

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Uccisa da un colpo di ombrello. La punta penetra talmente in profondità  che frattura l’orbita cervicale. Un giorno di agonia e la vita di Vanessa Russo,  23 anni, vola via  nel reparto di un ospedale romano.

Sarà dedicata proprio a Vanessa la quindicesima puntata di “Ossi di Seppia. Il rumore della memoria”, in esclusiva su RaiPlay.

La giovane si sta dirigendo verso la gelateria della centralissima via dei Serpenti a Roma, dove ha trovato un lavoretto. E’ seduta in un vagone qualsiasi della metropolitana e ha accanto due ragazze rumene,  fino ad allora due ragazze qualsiasi. Si preparano a scendere alla stazione Termini. La calca verso le porte, non ancora aperte, è  tanta. Qualcuno  spinge. Il treno frena. Si ferma.

Tutto accade in un attimo quel 26 aprile del 2007.  E in quell’attimo arriva l’impensabile. Una parola di troppo e una forte discussione scatenano un gesto violentissimo. Doina Matei, 21 anni, che in Italia sopravvive facendo la prostituta come Costantina, la sua amica minorenne, impugna l’ombrello come una lancia e colpisce Vanessa all’occhio sinistro.   Nell’indifferenza generale la vittima si copre con le mani il viso e cade a terra, mentre Doina e Costantina si allontanano lasciandola sola in un lago di sangue. Le due rumene sapranno solo il giorno dopo che Vanessa è morta per quel colpo dato con l’ombrello che le ha sfondato il cranio.

Ossi di Seppia. Il rumore della memoria racconta quegli eventi che hanno caratterizzato gli ultimi trent’anni della storia italiana attraverso le testimonianze di chi l’ha vissuta.

In tutte le ventisei puntate un filo intreccia il passato al presente e si fonde proprio nell’impensabile, in quel qualcosa appunto che mai nessuno avrebbe immaginato potesse accadere e che invece finisce per sconvolgere completamente la nostra esistenza.

Un racconto seriale emozionale e immersivo, rivolto alla Generazione Z e ai Millennials, un antidoto per frenare la perdita della memoria collettiva. Ed è questo l’obiettivo principale della serie prodotta da 42° Parallelo per la piattaforma OTT del Servizio Pubblico.

In ogni episodio la memoria di ieri viene recuperata, attraverso le immagini delle teche Rai e le fotografie d’archivio, e riconnessa all’oggi grazie al racconto di testimoni d’eccezione, protagonisti all’epoca dei fatti.

Tra le ventisei puntate la vicenda di Carlo Urbani, il primo medico ad identificare un virus sconosciuto e letale persino a lui, la Sars. Si ripercorrono inoltre la tragedia di Rigopiano e le dimissioni di Papa Benedetto XVI.  E ancora la morte improvvisa del calciatore Davide Astori e quella di Dj Fabo. Non si dimenticano il disastro nucleare di Fukushima e l’incidente di Seveso, due immani tragedie ambientali che attraverso le immagini d’archivio (le tute bianche che bonificano il terreno, l’istituzione di una zona rossa e l’invito delle autorità a restare a casa) ci riportano immediatamente all’oggi e al momento che stiamo vivendo.

Tutti eventi impensabili che hanno segnato il corso della Storia e il nostro modo di guardare il mondo. Eventi che, riletti alla luce di nuovi indizi e dettagli preziosi, permettono di comprendere in modo più chiaro e consapevole anche l’attuale presente segnato dalla pandemia.