“Quel posto nel tempo” Leo Gullotta in un’intensa metafora sull’Alzheimer

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I ricordi che si cancellano e quelli che riemergono, incoerenti e irrazionali. L’Alzheimer, metafora di un viaggio nel tempo e nell’immaginazione del protagonista, un direttore d’orchestra in pensione. Un’originale visione della patologia pensata sia sulla base cinematografica che scientifica, grazie al supporto del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova. E’ la narrazione di come si evolve una malattia nella vita quotidiana del protagonista, assalito da ricordi improvvisi che puntualmente dimentica. Presentato in anteprima, a Venezia, nelle giornate della 79° Mostra internazionale d’Arte Cinematografica, uscirà nelle sale italiane il prossimo 21 settembre in occasione della Giornata mondiale dell’AlzheimerQuel posto nel tempo”, film diretto da Giuseppe Alessio Nuzzo (“La verità” 2017);  con protagonista Leo Gullotta, affiancato da Giovanna Rei, Beatrice Arnera, Erasmo Gensini, Tina Femiano, con la partecipazione di Gigi Savoia e  l’attore americano Tomas Arana. Il film, scritto dallo stesso Nuzzo con Eitan Pitigliani, è prodotto da Eduardo e Giuseppe Angeloni per An.tra.cine., in associazione con Ferone Pietro & C., con il supporto del Film Commission Regione Campania, e distribuito da Nexo Digital. 

La pellicola racconta una malattia attraverso la poesia del tempo che passa, dei ricordi che si cancellano e quelli che affiorano all’improvviso. Il film diventa un’esperienza, con la malattia che si rivela nel corso della narrazione. Una storia che deriva dallo sviluppo-studio del cortometraggio “Lettere a mia figlia”, vincitore della menzione speciale ai Nastri d’Argento, primo premio al Giffoni Film Festival e di oltre 140 riconoscimenti in tutto il mondo. Girato tra Napoli, Sorrento e Caserta, toccando come location Piazza Plebiscito, la Reggia di Caserta e quella di Portici, la pellicola vede anche il contributo musicale degli allievi del Conservatorio di Rovigo insieme ad Adriano Aponte, coordinati dai David di Donatello Marco Biscarini e Luca Leprotti, impegnati nella ricerca della malattia sull’aspetto sonoro e musicale.

Mario (Leo Gullotta), direttore d’orchestra in pensione, trascorre i suoi giorni in un resort di lusso nel sud dell’Inghilterra. Soffre da tempo di Alzheimer e viene spesso assalito da ricordi improvvisi che poi, puntualmente, dimentica. Vive con la paura che la malattia possa cancellare il suo passato, fatto di fama e successi. Ma soprattutto dell’amore di sua moglie Amelia (Giovanna Rei), morta anni prima, e di sua figlia Michela (Beatrice Arnera) che spera un giorno di ritrovare in un posto lontano dal tempo. La realtà si confonde tra flashback e visioni immaginarie, fino a portare lo spettatore a vivere in prima persona, attraverso gli occhi del protagonista, il terrore della malattia.