Le città balneari italiane e il Made in Italy dall’800 al boom economico

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Rodrigo Soldon via Flickr

La balneazione attrezzata italiana, con la sua storia plurisecolare, ha reso competitiva la nostra Nazione nel mercato internazionale delle vacanze costituendo una delle più importanti espressioni del made in Italy. Giova ricordare, in proposito, che questo fenomeno economico e sociale è sorto in Italia con i Bagni Baretti di Livorno nel 1781 per poi affermarsi nel corso dell’Ottocento in moltissime località italiane: da Viareggio con i Bagni Nereo e Dori nel 1827 a Rimini con il Kursaal del 1873; da Venezia con il Fisola del 1857 a Napoli con il Bagno Donn’Anna del 1840 e si potrebbe continuare per ogni località marina italiana la cui identità è stata plasmata dalla presenza degli stabilimenti balneari. Nel corso dei secoli e dei decenni alcuni di questi hanno cambiato caratteristiche architettoniche, titolari o anche nome (come il citato per ultimo Bagno Donn’Anna, poi denominato Bagni Marini e dal 1899 Bagno Elena), continuando però a dare la propria impronta al territorio. Dopo l’iniziativa che si è tenuta lo scorso 23 luglio a Livorno presso i Bagni Pancaldi, a Napoli presso lo storico Bagno Elena si svolgerà un altro importante appuntamento quale contributo per una migliore conoscenza di questo fenomeno economico, sociale e di costume che tanto contribuisce al successo turistico dell’Italia.

Dicevamo che il primo stabilimento balneare italiano si chiamava Bagni Baretti e si trovava a Livorno. Questo stabilimento era conosciuto meglio come Bagni dei Cavalleggeri perché era situato a lato del forte presidiato per l’appunto dai cacciatori a cavallo. Il nome deriva dall’omonimo console del Re di Sardegna a Livorno, Paolo Baretti, che li realizzò nel 1781 nel punto dove ebbe modo di constatare “la singolarità del fenomeno per il quale le alghe cominciavano qui a profumare”. Si trattava di un antico edificio di legno, adattato a stabilimento con la realizzazione di cinque camerini separati, all’interno dei quali era possibile bagnarsi, rigorosamente in privato, con l’acqua di mare sospinta da un complesso sistema meccanico.

Gli italiani, però, cominciarono a frequentare le spiagge solo durante il fascismo, tanto che tra i fan del mare figurò anche Benito Mussolini. Il regime diede anche grande risalto alle colonie marine, gestite dall’Opera Nazionale Maternità e Infanzia allo scopo di irrobustire la gioventù fascista con attività fisiche e ricreative.

Ma il turismo balneare per tutti gli italiani arrivò solo dopo il secondo conflitto mondiale, dopo i faticosi anni della ricostruzione. Arrivò sulla scia del “miracolo economico” degli anni Cinquanta e Sessanta, quando l’agosto italiano si trasformò nel mese dell’esodo estivo: un fenomeno tipicamente nostrano, nato con le chiusure delle grandi fabbriche, Fiat in testa, e del loro indotto. A bordo delle mitiche automobili 500 e 600, con tanto di ombrellone, sdraio e provviste varie stipate sul tettuccio, le famiglie italiane intasavano le prime autostrade per raggiungere le agognate spiagge lungo gli oltre 7.000 chilometri di litorale, ormai ricoperto da migliaia di stabilimenti balneari. Alcuni fra questi divennero iconici, come la “Rotonda a Mare” di Senigallia (completata nel 1933 ma resa famosa dalla canzone di Fred Bongusto del 1964) o il “Kursaal” di Ostia, ripreso nel film di Federico Fellini I vitelloni (1953).

Per non parlare di Cagliari, Rimini, Riccione, Portofino, Alassio, Loano, Ceriale, Forte dei Marmi, Mondello e Capalbio. Furono le città balneari italiane a guidare la crescita del settore turistico, attirando sia la clientela interna sia quella estera: nell’offerta balneare estiva, Italia (e Francia) avevano una leadership indiscussa. La spiaggia diventò il regno incontrastato di attività ludiche, dal beach volley alle gite in barca a vela fino allo snorkeling, e le mode subirono un’ulteriore rivoluzione nell’abbigliamento da spiaggia. Comparvero gli slipe, i pantaloncini maschili, ma soprattutto il rivoluzionario bikini, ideato nel 1946 dal designer e ingegnere automobilistico francese Louis Réard … ma questa è un’altra storia.

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