Antonio Di Lallo:”Il mio romanzo, Abisso dell’anima nasce da un fallimento”

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Può un libro nascere da una grande delusione. A quanto pare sì. Ne è un esempio “Abisso dell’anima”, romanzo d’esordio di Antonio Di Lallo pubblicato da Porto Seguro Editore. Un fallimento di vita nel lontano 2006 sembrò sconvolgere la vita dell’autore. Per sua stessa ammissione, il testo in questione fu una valvola di sfogo che gli permise di superare quell’evento che in quei tempi sembrava quasi un lutto e che, visto con gli occhi di un quarantenne, era solo una grande esperienza di vita. Una specie di scritto catartico tramite una violenza verbale e fisica e un testo popolare con riferimenti giovanili. Una grande storia d’amore, amicizia e… satanismo che, per ammissione dello stesso Di Lallo, odiò subito dopo averla compiuta e che rivaluterà in parte nel corso degli anni.

 Antonio, come nasce l’idea di questo libro?

 In realtà si tratta di un secondo capitolo di una trilogia mai finita. La prima era “Il giorno della Campana”, scritto nel 1995. Un bel giorno la città di Vellano si sveglia sotto una gigantesca campana: un fatto che porterà a conseguenze violentemente nefaste. Vi ricorda qualcosa? Eh già, anni dopo un certo Stephen King scriverà “The Dome”… idea oramai bruciata. Questo “Abisso dell’Anima” nasce da un fallimento. Per me importante ma, a sapere come avrei fallito negli anni, era alquanto risibile. È stata come una terapia violenta di gruppo. D’altro canto, l’idea mi venne una mattina, dopo una di quelle serate alcoliche e cariche di sigari toscani. Mi svegliai e guardai fuori, erano circa le sei del mattino di un giugno precoce. Davanti a me, un tempo, c’era uno spiazzo con delle pseudo rovine. In pochi attimi nacque la statuina e tutto quello che ne seguì… Insomma, una bozza che cominciai a scrivere subito, sedendomi alla scrivania, guardando fuori con litri di caffè e molta cenere di sigaro. Alla fine, è una grande storia d’amore, di amicizia e di satanismo.

Il libro contiene simboli esoterici ed occulti? Da dove hai attinto le tue conoscenze?

 Ovviamente. Sin da ragazzino sono rimasto affascinato dal mondo dell’occulto. Dalle presenze dietro al velo di Maya ai Daimones passando per tutta la storia di Lucifero che, ricordiamolo, era il preferito di Nostro Signore. Ho studiato parecchi libri: seri, meno seri, pericolosi anche se con gli anni, ovviamente, questa passione è affievolita nonostante abbia ancora un grande interesse per il mondo paranormale. Sono, per esempio, ancora affascinato da ciò che succede dopo la morte e sono convinto che certi “spiriti” non lascino la parte terrena fino a quando non avranno compiuto il loro compito nel bene o nel male. Diciamo che posso definirmi un satanista alla Anton Lavey: niente messe nere e cavolate simile. Solo una corrente filosofica che pone l’uomo al centro della creazione e unico artefice di sé stesso.

Perché un nuovo lettore dovrebbe scegliere il tuo romanzo?

Ottima domanda. Me lo sono chiesto spesso anche io. Diciamo che se il lettore volesse evadere per qualche ora, tornare adolescente, farsi qualche risata e poi sentirsi in colpa per averlo fatto, nonché arrivare ad un finale che lo lascerà alquanto scosso e spiazzato, troverà qualcosa qui di molto interessante, soprattutto, non impegnativo. Una sorta di Stephen King ma più adolescenziale se vogliamo. O un “Twilight” senza vampiri e storie d’amore inutili. Pulp, se vogliamo.

Quali sono le tue influenze letterarie e cinematografiche?

Per la letteratura, oltre a quella classica russa e inglese, non posso non citare il maestro Lovecraft, il depresso Poe, il grande King e il folle Palahniuk, forse unico autore moderno che ho apprezzato abbastanza. Non dimentichiamoci di Dick, Heinlein, Asimov e tutta la fantascienza Urania dei bellissimi anni ‘70 e ‘80. Ovviamente anche Sterling e William Gibson. Italiani? Un testo su tutti: “Ultimo Capodanno dell’Umanità” di Ammaniti. Per il cinema, ovviamente tutta la produzione della Troma. Poi non posso non citare i miei caposaldi ovvero “Blade Runner”, “Ghostbusters”, “Alien” e “Donnie Darko”, e tutti i film dell’orrore: non solo quelli ben fatti ma, soprattutto, quelli di serie B o Z addirittura, tipo “31” di Rob Zombie. Su tutti Quentin Tarantino, che per me è il vero genio della narrazione e direzione cinematografica moderna.

Qual è la storia, libro o film, che avresti voluto scrivere tu?

Showgirls! (ride, ndr). Scherzi a parte, di tutte le opere che ho divorato in questi anni, penso che sarei davvero felice se avessi potuto comporre un testo come “Il Colore dallo Spazio” o “Il Colore Venuto dalla Spazio”. dipende dall’editore, di H.P. Lovecraft. Una storia così spaventosa, ben scritta e con un ritmo che porta il lettore nella follia e nella paura lentamente ma inesorabilmente. Leggendo quello scritto ho capito che avrei voluto, un giorno, creare qualcosa di simile. Non penso di riuscirci, il Maestro era un genio assoluto… però posso provare no?

 Ogni capitolo e ogni paragrafo del libro è il titolo di una canzone, tipicamente metal: perché questa scelta?

Quando scrivo mi concentro con la musica che fa fluire in me vari stati di animo: dalla rabbia alla gioia passando per la commozione e, te lo posso giurare, questo libro è nato sulla musica. Per una volta è stato lo scritto a fare da “colonna sonora” alla musica. In quel periodo, avevo uno stereo che permetteva di leggere cinque CD. Misi quelli che mi piacevano e la funzione “shuffle”. Ogni capitolo che andavo a concludere, o a iniziare, aveva la sua piccola colonna sonora. So che può sembrare assurdo, ma tutti i personaggi del libro si sono mossi come in un gigantesco videoclip di parole. Alla fine erano loro a dirmi cosa fare, e io scrivevo seguendo la musica. Esiste, per me, un rapporto stretto tra musica e letteratura perché il testo di molte canzoni è pura opera letteraria. Basti pensare alle rock opera tipo “Tommy”, “Operation: Mindcrime”, “Quadrophenia” e “The Eternal Idol”, per citarne alcuni famosi e meno famosi.

 Progetti? Un nuovo romanzo già nel cassetto?

 Sto finendo altro romanzo. Non so se verrà edito per la stessa casa editrice ma lo spero perché mi sto trovando molto bene con loro e con la mia editor Camilla. Vedremo, perché non è una storia soprannaturale o di horror o, in un certo senso, sì, visto che parla della mia esperienza di questi ultimi tre anni con il Covid. È un racconto tristemente ironico, a volte noir, surreale nel suo essere reale. Devo ammettere, però, che un pizzico di sovrannaturale c’è ma non siamo ai livelli di “Abisso dell’anima”. Sto completando altri due romanzi da completare, ambientati di nuovo a Vellano, vedremo se e come li continuerò, e una Opus Magna a cui sto lavorando da quattro anni che però è ferma perché non mi convince. Ovviamente, tra i progetti primari c’è quello vendere i diritti del mio libro a Netflix per farne prima un film e poi una serie di grandissimo successo. Tanto sognare non costa nulla!