Con Angelo Crespi ascoltiamo vibrare le “Membrane” di Federico Gafert

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Prosegue nei suggestivi spazi della Fondazione Giancarlo Sangregorio sul lago Maggiore il ciclo di incontri Scultura E Cultura moderati da Angelo Crespi con il secondo appuntamento di domenica 22 maggio dalle ore 18: Membrane, con Federico Gafert (introduce Angelo Crespi).

Federico Masedu Gafert (cognome materno prediletto per la scrittura poetica) è nato a Roma nel 1966, vive a Gallarate e insegna Storia dell’Arte nella scuola pubblica. Praticamente da sempre scrive, poesia per necessità e critica d’arte (autore fra l’altro dei commenti critici della monografia Sangregorio. Disegni 1945-1999 a cura di Martina Corgnati) per passione e interesse. Membrane. Poesie 2018-2020 (Antea, 2021, 82 pagine € 9,90) è la sua prima pubblicazione (in precedenza ha pubblicato un commentario lirico e ironico su una selezione di opere dello scultore Vincenzo Vela), dove i versi poetici più che letti vanno ascoltati. E infatti in occasione della presentazione del libro nella splendida cornice della Fondazione Sangregorio il pubblico sarà accolto dalle note del sax del compositore Fabio Delvò.

Cosa sono le Membrane?

Il titolo riguarda la sensibilità e la fragilità del mondo, delle cose, del poeta. E’ una materia che vibra e che è usurabile, soggetta al tempo. E’ una metafora presa dal mondo organico e inorganico.

Sappiamo leggere ma non sappiamo ascoltare: ci vuole dare un invito all’ascolto?

La parola vive di risonanze. O almeno la mia. La risonanza che tiene insieme le parole ne fa un tessuto che cerca una coerenza non sempre facile da cogliere. Seguite il flusso, seguite la scansione: mi appello al vostro orecchio. Lasciamo che le parole abbiano una risonanza: non sarà la stessa per tutti.

Scrivere poesia e scrivere per una mostra: analogie o differenze?

Differenze sì, analogie vorrei. Mi sono allontanato dalla critica d’arte (a parte alcune eccezioni) perché la parola più adatta ad accompagnare l’arte è quella poetica. Ho questa idea un po’ strana per cui la critica d’arte in quanto tale per me non è soddisfacente: è la parola poetica quella che più si avvicina all’arte, o almeno le è parallela. Infatti nelle mie poesie l’arte spesso ritorna. La critica d’arte ha un gergo per addetti ai lavori: certo la uso per spiegare l’arte e la uso per alcuni artisti (Giancarlo Sangregorio ad esempio), ma la parola per me congeniale all’arte è quella poetica. Una volta ho scritto un commento poetico, una prosa lirica dedicata allo scultore di Viggiù Nino Cassani: cercavo di interrogare le sue opere, non di spiegarle. E’ certamente un problema, perché così facendo non spieghi l’opera e usi la tua creatività e del resto il pubblico ha bisogno anche della critica d’arte.

Citando liberamente Roberto Freak Antoni: “Non c’è gusto in Italia ad essere poeti”? O sì?

C’è gusto per il meraviglioso strumento che abbiamo in dote, cioè la parola. Penso che la poesia in Italia sia rispettata, magari non va ai talk show però non è messa male. Le voci poetiche ci sono, come ci sono anche i luoghi e i canali per comunicarla: forse i poeti sono ascoltati, anche. Non vende, è vero, ma la poesia è necessaria. I poeti scrivono perché devono scrivere. E’ come respirare: c’è gusto comunque a respirare!