Salvatore Russo, la natura tradotta in scultura

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Amo immaginare Salvatore Russo mentre passeggia all’alba, in una spiaggia di Stromboli, alla ricerca di pietre da portare nel suo laboratorio. Russo è lo scultore della pietra lavica, capace di dare forma, di narrare l’evento arcano, di dar risposte all’enigma delle nostre origini. Ma è anche un incredibile poeta della materia, un visionario cantore in grado di vedere là dove gli altri ignorano, poichè ammantanti dall’oblio individualistico. Nell’arte dello scultore è radicato un innato senso di appartenenza alla terra. La sua è un’ispirazione costante, quotidiana e, risiedendo nel luogo natìo, non ha difficoltà a guardarsi intorno e trovare lo spunto migliore per intraprendere un nuovo iter creativo.  Una realtà la sua, rivisitata e decostruita per essere poi ricomposta in una forma diversa, spoglia di tutto ciò che ritiene superfluo. La natura tradotta in arte, i sentimenti, le emozioni, il tempo tradotto in arcaiche sculture che sembrano celebrare il cosmo e gli elementi naturali esaltandone la pura bellezza. Ogni pietra per Salvatore Russo rappresenta un soggetto diverso, dotato di sue proprie caratteristiche, diverse da quelle di altre pietre; ogni sasso ha una storia ed una collocazione ben precisa nel corollario scultoreo del maestro ed è per questo che ogni sua creazione è un intimo esempio dei suoi pensieri, una proiezione materiale di qualcosa che altrimenti rimarrebbe invisibile agli occhi. Tra mare, lava, rocce e pietre, la sua collezione si snoda in un viaggio astratto, immaginario per mari freschi, un viaggio che egli dedica all’astante offrendogli la possibilità di un momento di estasi artistica.

Salvatore Russo nasce nel 1964 a Lipari, nelle isole Eolie, ma da sempre vive a Stromboli. Dimostra già in età precoce l’interesse per il lavoro manuale e a 20 anni inizia , come maestro muratore, ad avere una clientela propria. L’interesse per l’arte si presenta dapprima grazie alla fotografia, tramite la quale ritrae la natura della sua Stromboli. Nell’inverno 2009, passeggiando nelle spiagge desolate, si rende conto che quelle che vede posate sulla spiaggia non sono più semplici pietre portate li dal mare, ma vere e proprie facce, volti che il suo mare e il suo vulcano gli hanno donato. Così le raccoglie e le porta con sé a casa e tramite flessibili con dischi diamantati, mazzuola e scalpello dà vita a dei veri e propri fratelli per lui. Ogni pietra ha, per Salvatore, una storia e un’emozione diversa, quando tocca i suoi volti , sembra volerli carezzare , come se possano farsi male con un tocco più forte. Ancora oggi continua a realizzare nuove facce e nuove storie diverse.