Un Verdi proiettato nella fantascienza”La Forza del Destino” all’Opera di Firenze

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Dal 4 al 19 giugno, all’Opera di Firenze, Teatro del Maggio Fiorentino, La forza del Destino di Giuseppe Verdi, un melodramma che vede un allestimento eccezionale proiettato nel futuro, con scene di Roland Olbeter, costumi di Chu Uroz e luci e video di Franc Aleu, che creano un’atmosfera fantascientifica, concedendo alla vicenda tempi fortemente dilatati, con l’ultimo atto ambientato addirittura nel 333, in un mondo ormai raso al suolo. Sul palco vi sono grandi strutture geometriche, che possono delineare un palazzo come una nave, mentre sullo sfondo vengono proiettati continuamente video bellissimi, che ci permettono d’immergerci in dimensioni extra-umane.

La vicenda è quella dell’amore infausto che lega Leonora e Don Alvaro, amore che, nell’arco dei tanti anni rappresentati nel dramma, non potrà mai essere concretizzato, macchiato da accidentali omicidi e da truci vendette, che alla fine porteranno alla morte della donna, appena ritrovata da Alvaro dopo anni e anni in cui i due si erano smarriti. Ma il ritrovamento coincide con la morte, per una maledizione che connota la loro relazione e che trova così il suo compimento.

La regia è di Carlus Padrissa, che consente a tutti gli elementi dello spettacolo di muoversi insieme in modo organico, dando vita a uno spettacolo tanto riuscito quanto sperimentale, dove le tecnologie si fanno protagoniste, non solo in grado di creare la messinscena, ma anche nel riuscire a coinvolgere il pubblico attivamente, lasciandolo tuffare dentro questa narrazione futuristica e anche un po’ fantasy, soprattutto per quanto concerne i costumi.

Ottima la prova dei cantanti, dalla Leonora Saioa Hernández, soprano dalla voce profonda e calda e perfettamente in linea con il tono spettrale dell’opera, al Don Alvaro Roberto Aronica, tenore dal canto netto e limpido, nonché dalla forte attitudine attoriale. Da menzionare anche la prova di Amartuvshin Enkhbat nei panni Don Carlo di Vargas (fratello di Leonora) e quella Annalisa Stroppa, la zingarella Preziosilla.

A dirigere c’era il grande Zubin Mehta, che guida l’orchestra del Maggio Fiorentino come solo un maestro sa fare, rapportandosi in modo intenso e preciso a una partitura difficile dal punto di vista tecnico e spirituale, dando luogo a una esecuzione potente.

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