“Cucinare al fresco” il progetto editoriale che coinvolge le carceri italiane

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Arianna Augustoni ideatroce del progetto editoriale "Cucinare al fresco"

Avete mai sentito parlare di una redazione ubicata all’interno di una casa circondariale? E’ proprio così! A raccontarcelo è Arianna Augustoni, giornalista e fondatrice con Alessandro Tommasi del progetto editoriale Cucinare al Fresco presentato anche durante la scorsa edizione di Bookcity Milano via web, con una clip.

Di cosa si tratta?

Si tratta di una raccolta di ricette studiate, preparate e scritte dai detenuti delle carceri italiane. L’idea è nata presso il carcere Bassone di Como (sede della redazione) e ha poi coinvolto altri 11 istituti penitenziari italiani: Milano (San Vittore), Varese, Bollate, Sondrio, Opera, Perugia, Pavia, Monza, Vibo Valentia, Locri e Barcellona Pozzo di Gotto. Siamo operativi da diversi anni, in base all’ispirazione e alla raccolta di materiale, organizziamo il lavoro; i nostri “redattori speciali” hanno scritto e testato più di 500 ricette di piatti che preparano abitualmente nelle stanze di detenzione con strumenti e ingredienti a loro disposizione. Il 27 maggio 2021 uscirà il primo libro, è il nostro debutto con la casa editrice “L’Erudita” di Roma che ha creduto nell’iniziativa e ha voluto pubblicare un ricettario particolare, realizzato, appunto, dietro alle sbarre. E’ un percorso di profumi, di colori e di sensazioni raccolte in un libro di 180 pagine. Fino a oggi abbiamo lavorato pubblicando piccoli prodotti editoriali con scadenza trimestrale sponsorizzati da realtà del territorio comasco che volevano mettere la loro firma su questa iniziativa. In più abbiamo ci sono dei volumi dedicati ai piatti delle feste e guide monotematiche. Ci piace molto l’idea di far dialogare le carceri con l’esterno attraverso queste pubblicazioni, tramite Youtube e i canali social come Instagram e Facebook sui quali vengono pubblicate 2 ricette al giorno!

L’idea come è nata?

E’ nata per caso durante un laboratorio che trattava di argomenti completamente differenti dalla cucina; una fortuita chiacchierata coi detenuti ha dato vita in poco tempo a una storia che ha reso partecipi tutti i presenti in aula decisi a fare qualcosa di buono sia in cucina … sia nella vita! In quell’occasione mi sono resa conto che il cibo in carcere è un elemento preponderante e fondamentale perché unisce e permette di comunicare tra persone anche molto diverse. Bisogna considerare infatti che, la maggior parte dei detenuti delle carceri italiane è costituita da persone straniere che spesso non sanno né leggere né scrivere, ma sanno cucinare.

Quali sono gli strumenti che utilizzano i detenuti per preparare il cibo?

Nelle celle i detenuti possono utilizzare fornelletti da campeggio ed è proprio con questi strumenti che hanno saputo creare una sorta di “forno” apponendo sopra le normali padelle una cappa realizzata con carta stagnola lasciando aperte le due estremità con un foro (per l’entrata e l’uscita dell’aria).  Analizzando le diverse modalità abbiamo poi deciso che fosse perfetto creare anche un libro all’interno del quale venissero inserite ricette fatte  “in padella” utilizzabile dalle massaie di tutta Italia per cucinare risparmiando energia trasferendo tutto quello che si fa in forno nella padella: torte, pizze, pane, focacce…

L’impatto iniziale con i detenuti come è stato?

Dopo le prime lezioni si instaura un rapporto di fiducia, i “corsisti” a volte sentono la necessità di raccontare le proprie esperienze e gli aspetti più personali. La cucina in questo caso diventa solo lo strumento attraverso il quale vengono esternati sentimenti e ricordi che permettono loro di sorridere e di ricordare con piacere i momenti trascorsi in famiglia coi propri cari.

Quale è la validità dei percorsi riabilitativi all’interno delle carceri?

Ci sono progetti che piacciono, altri che sono meteore e vengono abbandonati in corso d’opera. “Cucinare al Fresco” ha una  tripla valenza: crescita personale, imparare a scrivere (alcuni detenuti potrebbero diventare giornalisti – conoscono il timone, sanno creare contenuti, si informano sulla comunicazione ) e promuovere  il rinserimento sociale.

Con questo progetto siete riusciti a creare una rete con altre realtà che operano all’esterno delle carceri …

Ci sono numerose associazioni che si occupano di progettualità legate al mondo della detenzione. Noi abbiamo intrapreso rapporti con la Fondazione Arte del Convivio di Milano, una scuola di alta cucina; con l’associazione culturale “Artisti Dentro” che propone dei concorsi a livello nazionale, per i detenuti: pittori, scrittori e, appunto, cuochi. Poi “Kairos” di Don Claudio Burgio (Cappellano del Beccaria) e poi con il “Consorzio Viale dei Mille di Milano” che sta sviluppando una serie di attività legate ai detenuti definiti “articolo 21”, coloro che, per una serie di requisiti si trovano nella condizione di potere uscire a lavorare per poi rientrare negli istituti penitenziari la sera.

La risposta dei detenuti a questo progetto?

Sicuramente molto positiva, stiamo lavorando da tre anni e il numero delle persone che partecipano è in continuo aumento. Il progetto ha come obiettivo quello di raccontare l’esperienza della cucina in carcere, da reclusi. Una modalità per portare all’esterno messaggi positivi e di interazione con la società, una forma di coinvolgimento e di impegno serio e costante che parte solo da loro stessi.

Tra le pubblicazioni di Cucinare al Fresco ci sarà una novità, un volume con le ricette dei piatti preferiti da Papa Francesco.

Questa è l’ultima trovata che abbiamo avuto; parlando con alcuni giornalisti di Radio Vaticana ci siamo confrontati e ci siamo detti: “Perché non dedicare un volume ai cibi preferiti da Papa Francesco?”. Ho sottoposto alla redazione del Bassone di Como e agli altri gruppi di lavoro l’idea ed è stata subito sposata; chiederemo a tutte le carceri che hanno aderito al progetto di inviarci, partendo da quelle che sono le preferenze del Santo Padre, alcune ricette con gli ingredienti; naturalmente non mancheranno quelle relative alle delizie argentine pensate dai detenuti in suo onore.