Basta turismo di massa, scegliamo i sentieri sui monti sopra casa

0
ph Paolo Crosetto fonte Flickr

Andrea Parodi è un personaggio poliedrico e per questo davvero singolare. Nessuno come lui ha saputo vivere le montagne appenniniche ed in particolare quelle liguri, con ugual passione e competenza. A lui dobbiamo una serie di guide a dir poco fondamentali per gli appassionati di montagna. In occasione dell’uscita del suo ultimo libro “Appennino genovese”, ci ha concesso questa intervista.

Il motto d’annunziano “Ama il tuo sogno seppur ti tormenta” sembra quasi calzare alla perfezione con il tuo percorso di vita: come nasce questa tua passione e quanto è stato difficile trasformarla in un mestiere?

Sono nato in un posto speciale, con il mare davanti e i monti subito dietro. Fin da bambino ero attratto dalle montagne che s’innalzano subito oltre le colline di Cogoleto. A quattordici anni coinvolsi un amico più piccolo di me per salire d’inverno sul Monte Rama, a sedici volevo iscrivermi ad un corso di alpinismo, ma ero troppo gracile e il medico mi bloccò. Comunque ormai avevo deciso: volevo fare l’alpinista. Il corso lo frequentai tre anni più tardi, poi, con altri ragazzi genovesi, iniziai a fare scalate sempre più difficili: nel Finalese, nelle Alpi Marittime, in Dolomiti.

Per conoscere meglio le montagne, all’università ho studiato geologia, ma non volevo chiudermi in un laboratorio: volevo trasformare la mia passione per le montagne in un lavoro. Fin da ragazzo sognavo di scrivere libri, guide che parlassero dei nostri monti, allora un po’ negletti, frequentati sì, ma considerati di “serie b” rispetto a quelli della Valle d’Aosta e delle Dolomiti.

Naturalmente non è stato facile farlo diventare un mestiere.

Testa dura come sono, ho continuato a provarci, collaborando anche con riviste specializzate. Ho anche lavorato tre anni come redattore all’Istituto Geografico De Agostini: lì ho imparato il mestiere, ma poi mi sono licenziato e ho provato l’azzardo di diventare editore di me stesso, così avrei scritto i libri che volevo.

Quando dico che scrivo libri di montagna, qualcuno mi chiede: ma di lavoro vero cosa fai? In realtà faccio tanti lavori in uno: l’esploratore, lo scrittore, il fotografo, il redattore, l’editore, il promotore, il venditore: pubblico un libro all’anno, ma non riuscirei a fare di più.

Negli ultimi anni, il turismo montano è cresciuto in modo esponenziale, diventando tal volta di massa, soprattutto nelle Dolomiti. La promozione del turismo montano in Liguria è assai più complessa, e non credo possa prescindere da una sinergia con il mare. Un tuo parere?

Credo che il turismo di massa sia ormai un concetto da superare: meglio puntare sulla qualità, sulla differenziazione delle offerte. Già adesso assistiamo ad un’evoluzione: anche a causa del covid che limita gli spostamenti; molti genovesi che prima andavano solo al mare o in vacanza all’estero, stanno riscoprendo i sentieri sui monti sopra casa, rendendosi conto che la Liguria offre innumerevoli possibilità di passeggiate, escursioni e una grande varietà di paesaggi.

A differenza delle grandi Alpi, qui in Liguria, specie sui rilievi a ridosso del mare, si possono fare bellissime escursioni anche nei mesi più freddi.

Il presente ti spinge a promuovere il libro appena uscito, ma sono certo che gli uomini della tua tempra e passione, avranno già in testa qualche nuovo progetto su cui lavorare.

Di sicuro vorrei continuare la collaborazione con Andrea Ferrando per realizzare il volume 4 della collana “Appennino”, quello relativo a Golfo Paradiso, Portofino, Tigullio, valli Fontanabuona e Graveglia. Poi con lo stesso Andrea abbiamo in mente un volume sui sentieri difficili dell’Appennino Ligure.

Inoltre ho un progetto da completare: dopo un primo volume dedicato ai laghi alpini dalla Liguria al Parco delle Marittime, ora devo proseguire con il secondo, dalla Valle Stura di Demonte fino al Monviso. E poi mi frulla in testa da anni l’idea di fare un libro sulle “Meraviglie della Liguria”, ma magari al momento la lascio in sospeso, se no rischio di mettere troppa carne sul fuoco…