“Scrivo storie che a volte diventano romanzi” la graphic novel di Picco

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“Scrittura e Arte sono due modi che ho di rendere fruibili agli altri le cose che mi gravitano in testa. Capita che un disegno possa diventare una scultura e che questa scultura ispiri un romanzo”.

Gabriele Picco – artista visivo e scrittore, talento bresciano classe 1974 – ci conduce verso il suo personalissimo modo di stare dentro le cose, le esperienze, il mondo tutto.

Poesia, visionarietà e ironia sono le sue migliori amiche. Intuizioni effimere ma essenziali che conducono storie disegnate a biro Bic.

“Da bambino amavo disegnare, mi piaceva copiare i fumetti di Topolino e una volta feci una gara con mio cugino a chi avrebbe disegnato meglio il Mosè di Michelangelo. Poi a nove anni mio zio Alfredo mi mostrò dei quadri di Pollock e allora mi si aprirono altre possibilità. Alle elementari ho iniziato ad appassionarmi anche alla scrittura. Inventavo storie che di solito riguardavano viaggi in posti lontani o immaginari.”

Gabriele Picco ha vissuto tra Italia e USA, dove ha vinto il Premio New York del Ministero degli Affari Esteri ed è entrato nella collezione del MoMA.

New York era piena di zigomi è il suo ultimo lavoro. Una graphic novel nata durante il primo lockdown. Un vero e proprio viaggio dentro il suo ricordo di ventenne nella sfidante città.

Una metropoli autentica che e il disegno diventa qualcosa di naturale che a tratti salva.

“Io ho sentito l’esigenza di andare a New York perché era il centro mondiale per l’arte contemporanea. E in generale mi piace viaggiare perché è il sistema più rapido per crearsi ricordi interessanti.”

Perfetta realizzazione del concetto di multipotenziale, Gabriele cerca di sentirsi sempre un esordiente ogni volta che si trova ad affrontare delle cose nuove. Da piccolo dipingeva murales nella sua camera e da adulto un’antilope imbalsamata. Non ama avere regole, nella sua creazione artistica parole e immagine danzano insieme condizionando a vicenda l’una la genesi dell’altro. Come in un gioco e può nascere una storia da un disegno o da un’opera d’arte.

Nei suoi lavori passa con grazia dalla commozione lirica alla gag comica, racconta e illustra storie con la stessa naturalezza.

Ironia e malinconia sono i due momenti in cui oscilla la sua Arte. Brescia e New York rappresentano due parti di sé stesso. Radici e gambe, cuore e caparbietà, forma e scrittura. Sperimenta oggetti inanimati portandoli dentro il suo percorso. Dalla moka alla polvere alla spugnetta per i piatti tutto si fa strada dentro la sua Arte, come i personaggi che lo guidano durante la scrittura. Le sculture diventano dei veri e propri compagni di viaggi che ama osservare mentre rannicchiato davanti al suo computer scrive storie.

Trasporta poesie con i suoi “disegnacci” dissacranti e grotteschi, evocativi e surreali, racconta un mondo ribaltato dalle più ovvie coordinate di senso, dove i significati si invertono e la poesia prevale sull’ironia. Un modo di fare Arte sicuramente originale che si distingue per la versatilità delle scelte espressive che si fanno spazio dal disegno alla pittura, dalla scultura fino alla scrittura.

“Non so cosa si nasconde dietro la mia arte, forse nient’altro che quello che faccio. Oppure tutto il mio vissuto, ma qui entreremmo nel campo della psicologia. I miei pensieri li abito generalmente male. O sono troppo stretti e allora mi sento soffocare, oppure sono stanze gigantesche in cui mi sento troppo piccolo.”