Non c’è bellezza senza identità, le visioni di Abitacolo

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Chi sono i nemici dell’identità dei luoghi, delle comunità, delle idee? E chi contribuisce alla deriva di una civiltà sradicata? Interrogativi fondamentali, soprattutto in questo delicato momento storico, cui provano a dare una risposta i contenuti di “Identità e visioni”, numero speciale della prestigiosa rivista “Abitacolo  – Forme e linguaggi contemporanei”- edita dall’omonimo Istituto Internazionale di Ricerca estetica, urbana e ambientale – giunta al suo ventennale. Tante le firme storiche dell’arte e della cultura che in questi anni hanno dato il loro prestigioso contributo alla rivista, da Gillo Dorfles e Pierre Restany fino a Mimmo Rotella, e Alessandro Mendini. Ne abbiamo parlato con Fernando Miglietta, direttore della rivista, con Anna Maria Terremoto, e fondatore dell’Istituto.

L’accostamento tra identità e visioni che dà il titolo al numero speciale della rivista fa pensare al concetto di bellezza, che ha una sua identità e i suoi canoni che forse andrebbero recuperati e applicati in modo nuovo nell’arte come nell’urbanistica…

“Nel numero precedente avevamo affrontato il tema “Mutazioni in nome della bellezza”, perché non c’è bellezza senza identità, né identità senza bellezza. Sono temi di importante attualità perché soprattutto in tempi in cui la globalizzazione ha concentrato tutta l’attenzione sulle sfide economiche e poco sui valori identitari delle nazioni si è creato uno scollamento. Obiettivo e caposaldo della rivista e dell’Istituto è proprio la ricerca identitaria delle culture, con al centro il reperimento di una forma di bellezza identitaria, espressione emblematica di quella particolare cultura. Se noi riconosciamo alla forma un valore identitario, contro le teorie del consumismo, possiamo salvarci, altrimenti tutte le città e i territori diventeranno uguali. Ricostruire questo concetto di identità in una visione nuova e contemporanea significa mettere a fuoco il tema portante di questo passaggio di secolo, ossia il recupero dell’identità come valore e contro ogni forma che possa rappresentare il consumo”.

 Quali gli argomenti principali trattati nel numero della rivista?

“La metodologia con cui è strutturato il numero è quella di un’apertura corale a delle visioni, tramite il coinvolgimento dei maggiori protagonisti della cultura, dell’arte e dell’architettura; tant’è che abbiamo al suo interno il filosofo Sergio Givone che riflette sul concetto di identità e lo scrittore Roberto Cotroneo, accanto ad architetti come Paolo Portoghesi, Franco Burini e Stefano Boeri, presidente della Triennale Milano, che si confrontano in un dibattito a più voci in cui l’obiettivo comune è riscoprire questa identità e questa visione possibile, in modo che identità e bellezza divengano, nel tempo delle incertezze della globalizzazione, gli elementi guida per riconquistare il mondo e rimodulare i nostri valori”.

 Tra gli argomenti ne vuol segnalare qualcuno in particolare, più in linea con le esigenze dell’attuale periodo storico? “Su tutti c’è un mio dialogo con Michelangelo Pistoletto, impegnato a svelare il Terzo Paradiso, perché crede molto nella democrazia orizzontale, incentrata sul superamento di un’arte fine a stessa, ma che si riscopre attraverso la partecipazione a questo nuovo rapporto tra natura e artificio. Su questi temi si confrontano anche Boeri e Paolo Portoghese, che si interroga su chi possa essere il nemico dell’identità dei luoghi. O ancora il grande contributo di Vittorio Gregotti, scomparso durante questo anno terribile, che ci ha lasciato in eredità un bel saggio dove riflette su cosa abbia snaturato l’identità dell’architettura italiana. Ma vengono trattate anche problematiche inerenti il rapporto tra identità e riconoscibilità, o i diversi fattori di identità di una cultura oggi, quale il suo rapporto con la creatività”