A Firenze il museo incontra il teatro

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Quando un bronzo esce dalla fusione può anche sembrare una cosa morta, che non ti appartiene più. Allora io provo il desiderio di riagguantarlo, di scalfirlo, di morderlo, di calpestarlo, prendo un martello e comincio a colpirlo, a tormentarlo. Ed è in questo modo che diventa di nuovo qualcosa di vivo».

Queste parole di Marino Marini, interpretate da Sandro Lombardi – attore consacrato ben 5 volte agli Oscar del teatro italiano, cinque i premi Ubu come miglior attore, otto in totale per la compagnia Lombardi-Tiezzi, di cui due consegnati al Carrozzone come gruppo sperimentale dell’anno – sembrano incarnare la stessa figura dell’attore, che vive per e di teatro, l’attore che in scena si fa corpo, da modellare, scolpire, anche calpestare, per tornare a vivere.

Ed è così che un museo, il Marino Marini di Firenze incontra il teatro. Due luoghi della cultura oggi chiusi (la Toscana è in zona arancione), per un’iniziativa prodotta dallo stesso museo e curata da Roberto Incerti che si traduce in un atto politico fatto di resistenza, consapevolezza e legame con il pubblico, per far conoscere il pensiero poetico dietro uno scultore del calibro di Marino Marini.

“La parola delle forme” è il titolo di questo primo appuntamento – online sui canali social del Marini di Firenze – a cui presta corpo e voce Sandro Lombardi. Altri due gli appuntamenti in programma: a dare “Il senso delle forme” sarà l’attrice Slivia Guidi, mentre per “Il gioco delle forme” non poteva che essere Sergio Bustric, maestro del teatro-magia, a raccontare lo scultore pistoiese.

Conoscere una delle figure più interessanti del panorama culturale italiano del ‘900 attraverso il teatro, non è solo un modo per dare sostegno al mondo dei lavoratori dello spettacolo. Significa «concepire la cultura come un insieme di intersezioni e intersecazioni» come ci spiega Patrizia Asproni, presidente del Museo Marino Marini di Firenze che da oltre 15 anni si occupa di management culturale e di industrie creative.

«Sono da sempre contro la specializzazione delle discipline nel mondo della cultura perché è un settore in cui credo che tutto debba essere connesso, soprattutto oggi che stiamo andando sempre più verso la smaterializzazione dei contenuti – continua Asproni –. Il digitale ha cambiato completamente i comportamenti. Allora utilizziamo il teatro come veicolo di comunicazione per raccontare un museo e un artista, un qualcosa che in un certo senso si è sempre fatto in teatro e anche dentro il museo. Qui abbiamo cambiato semplicemente il palcoscenico: abbiamo offerto il museo, che è già una scenografia, come palcoscenico per gli attori».

Non è la prima volta che il Museo Marini di Firenze ospita il teatro, “Frammenti, teatro in museo” è il titolo della sezione dedicata alle rappresentazioni artistiche che vede abbattere le distanze tra attori e platea, un luogo in cui l’arte viene raccontata dagli artisti: «È una cosa che abbiamo fatto e che faremo spesso, spero dal vivo al più presto» racconta la presidente della Fondazione Marini.

«Niente può sostituire il mondo fisico, il web può accompagnare questa fase nella divulgazione, nella condivisione, ma è indispensabile tornare alla presenza fisica. Il pubblico esiste anche sul web, ma noi siamo un animale sociale, abbiamo bisogno di contatto fisico, di ritrovarci, di guardarci in faccia oltre le mascherine, di respirarci uno con l’altro, perché questo significa anche “contaminarsi”, nell’accezione positiva del termine ovviamente. Con la chiusura dei luoghi della cultura si inizia ad avvertire la perdita della socialità».

Continuare a protrarre la chiusura dei luoghi della cultura, dai musei ai teatri, ai cinema potrebbe essere un rischio. «La paura è che dopo mancheranno i pilastri per ricominciare, non possiamo assolutamente abbassare la guardia e non possiamo abbandonare niente. Anzi dobbiamo presidiare sempre di più tutto il settore culturale, con grande attenzione».

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