Quel Po metafisico dove l’amore è immobile ed eterno

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Con Lei mi parla ancora – prodotto da Bartleby Film e Duea Film e distribuito da Vision Distribution che l’8 Febbraio sarà in prima assoluta su Sky Cinema alle 21.15, in streaming su NOW TV e sarà disponibile anche on demand – Pupi Avati traspone il libro omonimo di Giuseppe Sgarbi (Skira, 2016) che racconta i 65 anni di matrimonio dei genitori di Elisabetta e Vittorio Sgarbi. Non era affatto facile tradurre cinematograficamente quel piccolo cantico d’amore e di malinconia scritto dal padre dei due celebri figli Sgarbi dopo la morte dell’amata moglie. Come si può riuscire a filmare una girandola di ricordi? Per farlo Avati si distanzia un poco dalla storia dei coniugi Sgarbi e introduce un ambizioso ghostwriter romano a cui viene chiesto di raccogliere le memorie d’amore di un anziano farmacista che vive in una casa-museo a Ro Ferrarese immerso nell’arte e nel perenne ricordo dell’adorata consorte scomparsa. Allontanandosi dalla mera trasposizione biografica Pupi Avati arriva nelle profondità più recondite del cuore pulsante della famiglia Sgarbi riflettendo sulla locuzione avverbiale “per sempre” che eterna sentimenti ed emozioni superando qualsiasi confine spaziale e temporale. Durante la conferenza stampa di presentazione del film Avati ha dichiarato: “Può essere considerata una storia d’amore anacronistica oggi per la sua durata. Il fatto è che allora ci volevi credere ad un ‘amore per sempre’ come anche ad ‘un’amicizia per sempre’. E’ vero, ora ‘per sempre’ non c’è più, ma riproporlo era un mio dovere”. Per ritrovare il suo ‘per sempre’ il regista bolognese è ritornato nel piccolo mondo antico situato in un Delta del Po metafisico, già scenario di altri suoi celebri film come La casa dalle finestre che ridono e Le strelle nel fosso. Sono luoghi profondamente congeniali ad Avati perché lì il tempo è immobile ed eterno proprio come l’amore di Giuseppe Sgarbi per la sua adorata Rina. Quei remoti territori trattengono il passato e non lo lasciano più andare via, esattamente come Giuseppe ‘Nino’ fa con Rina. In quei luoghi il presente esiste in funzione del passato e il futuro è escluso da questa relazione totalizzante in modo da impedire un ménage à trois che, invece, è consono al mondo moderno, velocissimo e proiettato sempre in avanti del ghostwriter venuto dalla Capitale. Per rendere ancora più tangibile la distanza che, al contempo, separa ed unisce i due protagonisti della sua storia Pupi Avati ha recuperato dal dimenticatoio artistico un superbo Renato Pozzetto per il ruolo di Giuseppe Sgarbi, mentre per il ruolo del ghostwriter arrogante, ma affascinato dalla storia del farmacista, ha chiamato a sé un intenso Fabrizio Gifuni, punte di diamante di un cast da grandi occasioni che comprende, fra gli altri, un’evanescente Stefania Sandrelli nel ruolo di Rina, una volitiva Isabella Ragonese, nella versione giovanile di quest’ultima, e un delicato Lino Musella, una sorta di nipote di Carlo Delle Piane, versione giovanile di Nino.

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