30 e lode: è sempre divertente fare sesso?

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In teoria si. Potenzialmente è una delle attività più piacevoli che esistano, viene praticato dagli esseri umani dalla notte dei tempi e senza quello, nessuno di noi sarebbe qui a scrivere o a leggere questo articolo.

Ma perché ho scritto “potenzialmente”? Perché il sesso è un’attività che ci coinvolge da tutti i punti di vista, fisico, chimico ed emotivo, e proprio per questo, può rappresentare un’esperienza assolutamente entusiasmante o tremendamente deprimente.

Se ci pensiamo bene, quando il rapporto è di qualità, richiede contemporaneamente concentrazione, passione, fisico reattivo, fantasia, resistenza, autocontrollo, affinità, attenzione (a se stessi e al partner) sensibilità, rilassatezza e un minimo di intuizione psicologica.

Di quante altre attività possiamo dire lo stesso?

Fare sesso quindi, rappresenta una performance vera e propria, non saprei come altro definirla. Che si finisca a letto per amore, per trasgressione, per divertimento, per noia, per vendetta o per esibizionismo, quando lo si fa, inizia in ogni caso una prestazione che coinvolge corpo e anima, muscoli e cervello, istinto e razionalità.

Che sia l’avventura di una notte o la relazione della vita, il fare l’amore resta una “prova” a tutti gli effetti. E non è del tutto vero «Che se si ama qualcuno, tutto viene da sé» perché o si è capaci, o non si è capaci.

Inoltre e mi perdoneranno i grandi romantici, sappiamo bene che il sesso non sempre va a braccetto con l’amore. Anzi, sono due linee parallele e separate, che a volte si incontrano e altre no.

Ma torniamo al concetto di prestazione che essendo tale, non tutti sono in grado di affrontare con il giusto atteggiamento e la dovuta leggerezza.

Questo antico gioco, teso fondamentalmente alla procreazione, ci rende così soddisfatti ed appagati, quanto vulnerabili e frustrati. Perché il sesso può fare anche paura e certi timori possono fare breccia nella mente di chi è meno predisposto, meno preparato o di chi ha un basso livello di autostima.

Qualcuno potrebbe pensare che sto esagerando: “Certo, Trentalance lo ha fatto di mestiere per 20 anni, ovvio che la veda come una performance”.

Ci può stare, ma per completezza voglio aggiungere un altro elemento volto a sostenere la mia tesi, ovvero il concetto di sostanziale dicotomia del sesso. Mi spiego: se vogliamo fare le cose per bene, dovremmo soddisfare al tempo stesso noi e il partner, e per farlo bisogna essere egoisti ma anche altruisti (un atteggiamento a senso unico non funziona), generosi ma concentrati su ciò che piace a noi, energici ma delicati, decisi ma sensibili, concreti ma pazienti, passionali ma calmi. Sostanzialmente una sorta di dottor Jekyll e mister Hyde, in volteggio tra i trapezi della bipolarità.

Ma arriviamo alle buone notizie. Nel sesso fortunatamente, non ci sono gare da superare o record da infrangere, e quando si fa del proprio meglio si è già in qualche modo vincenti e in pace con se stessi.

Il nostro partner di conseguenza, non dovrebbe essere un avversario ma un complice col quale divertirsi dato che non dobbiamo sostenere una finale di Wimbledon, ma un piacevole allenamento come quando si gioca a tennis o si va a sciare con gli amici. Ci si impegna ma senza avere l’ansia da prestazione.

Vero è che per fare bene l’amore sarebbe utile anche un po’ di talento, una certa predisposizione naturale ma ad esempio, sappiamo tutti ballare, cantare o disegnare?

Ovviamente no, per questo non si capisce perché invece a letto dovremmo tutti essere dei super professionisti campioni del mondo.

A mio parere, la cosa fondamentale è esprimersi al meglio delle proprie capacità, essendo consapevoli dei propri pregi e dei propri difetti, tesi comunque al migliorare sempre. Così come nella vita, in realtà.