Cristina D’Avena: “Quella canzone che Lucio Dalla scrisse per me”

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Ci sono pochi personaggi del mondo dello spettacolo capaci di mettere tutti d’accordo in Italia: Cristina D’Avena è una di questi. Le sue canzoni e le sue sigle dei cartoni animati hanno cresciuto svariate generazioni di italiani. Trent’anni di carriera e di successi, sapendosi sempre reinventare senza mai snaturarsi: un’immagine capace di sfruttare l’avvento dei social, grazie anche alle foto in cui non rinuncia a mostrare le proprie curve senza risultare mai volgare.

Il 24 e il 25 dicembre condurrà su Rai Uno assieme a Paolo Belli due speciali di Natale dello Zecchino d’Oro, direttamente dall’Antoniano, dove tutto ha avuto inizio.

Raccontaci il tuo primo ricordo sullo Zecchino dOro.

Sicuramente non ricordo tantissimo, perché avevo tre anni. Però alcuni particolari sì: l’emozione di essere entrata su questo cavallone di legno che rappresentava la mia canzone e aver incontrato il Topo Gigio.

Il cliché vuole che spesso chi diventa molto famoso in giovane età si possa perdere facilmente in dipendenze. Alcol e droghe ti hanno mai tentata?

No, assolutamente no.

Si può dire che riesci a mettere daccordo tutti nel panorama pop italiano. Com’è nata lidea di incidere Duets?

Nel 2016 sono andata a Sanremo come Super Ospite e lì ho potuto incontrare tanti artisti della musica italiana che non conoscevo di persona. Era un po’ un sogno quello di poter cantare le mie canzoni con Loredana Bertè, Nek, Arisa, Annalisa, Patty Pravo… Non pensavo di riuscirci, ero convinta sarebbe rimasto un sogno nel cassetto. Invece ce l’ho fatta ed è stato meraviglioso: vedere i miei colleghi cantare le mie sigle ed emozionarsi mentre le cantavano non ha prezzo. Addirittura alcuni si sono litigati dei miei pezzi. [ride]

Nel corso della tua carriera, sei riuscita a fare coesistere mondi in contrasto come quello dellinfanzia e quello della sensualità.

Non sono mondi poi così in contrasto. Io canto canzoni per bambini, è verissimo. Però sono una donna eh! E quindi la sensualità fa parte del mio essere. Le cose possono andare di pari passo e non credo che una debba escludere l’altra. L’importante è che non faccia cose strane! Certo non mi metterei a cantare i Puffi nuda: quello si che creerebbe contrasto! [ride]

A proposito di Puffi e nudità… uno dei commenti più ricorrenti sotto le tue foto sui social è “ti pufferei.

Spesso scrivono quello e anche “escile!” [ride] Lo so, che devo fa’? Ogni volta che leggo questi commenti rido, e comunque essendo una donna, il fatto che un uomo ti possa fare un complimento mi lusinga. Certo se vanno un po’ oltre è un altro conto, ma dire “ti pufferei” fa ridere perché quando mettono la parola “Puffo” su tutto fa sorridere! Quando mi dicono “escile” rido uguale, perché sono una donna prosperosa e quindi è normale che i ragazzi impazziscano per questo. Poi non ti dimenticare che noi donne allattiamo i nostri bimbi col seno, è una parte del nostro corpo molto materna.

Uninterpretazione freudiana.

Certo, e comunque un conto sono gli apprezzamenti volgari e fuori luogo, ma quando si fa un complimento che non è sgarbato a una donna con le curve, non ci vedo niente di male.

Cambiando argomento, ti sei sentita abbandonata dal Governo durante questa pandemia, in quanto artista?

Un po’ sì! Noi siamo stati i primi a chiudere e saremo gli ultimi a riaprire. Siamo una categoria vista dalla politica come “accessoria” e chi ci governa non dovrebbe dimenticarsi che l’Italia è un paese che vive di cultura: arte, danza, cinema, teatro, musica… I miei tecnici non hanno nemmeno la cassa integrazione. Così come un sacco di altri lavoratori dello spettacolo. In molti ormai sono quasi undici mesi senza lavoro e stanno facendo la fame. Mi auguro che questa pandemia inizi a darci tregua, il nostro è un mondo in ginocchio. Spero che al più presto si riesca a vedere la luce per il nostro settore e che si possano riaprire piano piano i nostri teatri, i cinema e iniziare a fare qualche piccolo concerto, perché in questo momento non possiamo fare niente. Voglio evitare qualsiasi tipo di assembramento, però in sicurezza potevamo continuare a fare qualcosa.

Passando dal professionale al privato, che musica ascolta Cristina DAvena nel suo tempo libero?

Ascolto tutta la musica! Mi piace rimanere aggiornata sulle ultime novità, ascolto molta radio, facendo zapping e fermandomi quando trovo una canzone che mi piace. La musica bisogna sempre ascoltarla a 360 gradi. Anche se non sono cantanti famosi, perché non ascoltarli? Come genere mi piace molto la musica celtica: Enya, Era. E poi cantautori come Zucchero, Jovanotti, e Dalla, che ho conosciuto personalmente.

Ci racconti di questincontro con Lucio Dalla?

Lo incontrai a Bologna in Viale Azeglio. Ci abbracciammo, lui mi fece i complimenti e gli proposi di scrivermi una canzone. Lui accettò molto volentieri, ma purtroppo tre mesi dopo da questo incontro ci lasciò. Era una persona di una simpatia incredibile e con un cuore grandissimo: cercava di aiutare sempre i poveri e quelli in difficoltà. Se n’è andato troppo presto.

A proposito di geni che ci lasciano, qualche settimana fa se n’è andato Diego Maradona. Marino Bartoletti ha ricordato un episodio nel quale El Pibe de Oro aveva chiesto delle tue cassette in regalo.

Non dimentichiamoci anche del grande Gigi Proietti, che è stato un grandissimo attore che io ebbi la fortuna di conoscere da piccolina, in quanto ospite dello Zecchino. Anche lui era una persona straordinaria. È stato un anno un po’ strano questo per tanti motivi: se ne sono andati tanti artisti come anche Stefano D’Orazio dei Pooh, Gigi Proietti, Maradona…

Quando ho saputo che Maradona aveva chiesto come cachet della sua partecipazione a Pressing una mia cassetta da dare ai suoi figli, devo dire che mi ha toccato molto. Mi è dispiaciuto non averlo conosciuto e avergli stretto la mano, mi avrebbe fatto molto piacere.

Ci sono state molte critiche sul web riguardo allesposizione mediatica della morte di questo mito sportivo, rispetto alle notizie sulla giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Tu come la vedi?

Probabilmente c’è stata un amplificazione di questa notizia che ha sovrastato un po’ la giornata contro la violenza sulle donne. Ma d’altronde è stata una notizia che ci ha travolti: tutti conoscono Diego Armando Maradona. E ci sta: se bisogna esternare un dolore, è giusto farlo. Se ci tolgono anche quello… Poi magari avremo anche esagerato e si sarà parlato più di Maradona che della violenza sulle donne, che è un problema gravissimo della nostra società.

A che punto siamo circa il raggiungimento della parità di genere in Italia nel mondo dello spettacolo?

L’Italia si deve impegnare un po’ di più in questo, perché c’è sempre una differenziazione tra l’uomo e la donna: l’uomo è libero di fare due miliardi di cose, la donna no. L’uomo è il Don Giovanni e nessuno lo critica, la donna no. Non è molto giusto. Noi donne siamo in alcuni casi più forti degli uomini, abbiamo più costanza e andiamo molto più dritte di loro. Gli uomini a volte parlano parlano, ma non raggiungono l’obbiettivo. Noi parliamo un po’ meno, ma raggiungiamo l’obbiettivo. Questo forse all’uomo da un po’ fastidio. [ride] Ma noi donne dobbiamo poter esprimerci ad ogni età. L’Italia purtroppo è un po’ retrograda rispetto a tanti altri paesi.

Parlando di tuoi progetti futuri, è vero che hai programma di scrivere un libro su SantAntonio?

È vero, io sono molto devota a Sant’Antonio. Mi piacerebbe molto raccontare la mia esperienza con questo Santo meraviglioso che mi accompagna da quando sono bambina. Anche mio papà ne era devoto. Per me è come se fosse una persona in carne ed ossa, mi dà tanti segnali e mi fa capire che lui c’è. Quando ho bisogno di un aiuto spirituale e personale, mi rivolgo a lui, prego, ci parlo e mi sento meglio. La fede è importante. Ci aiuta in tanti momenti critici della nostra vita. Ecco un consiglio che vorrei dare ai giovani: bisogna pregare e avere fede.