Con Riccardo Grandi un tranquillo “Weekend” da assassini

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Il prossimo 17 dicembre uscirà in esclusiva su Amazon Prime Video “Weekend”, thriller psicologico diretto da Riccardo Grandi, il cui cast vanta alcuni dei giovani interpreti più amati del panorama cinematografico italiano contemporaneo: Alessio Lapice, Eugenio Franceschini, Jacopo Olmo Antinori, Filippo Scicchitano, Lorenzo Zurzolo e la modella Greta Ferro. La pellicola, che vede tra le case produttrici del progetto Twisterfilm, racconta la storia di quattro amici, isolati in un rifugio di montagna, che hanno un’unica possibilità di salvezza: scoprire chi tra loro è il colpevole di un terribile crimine del passato. Riccardo Grandi si racconta a Il Giornale OFF.

Riccardo, come nasce “Weekend”?

“Weekend” nasce da un soggetto che ho scritto insieme allo sceneggiatore Rosario Capozzolo e alla scrittrice Francesca Bertuzzi: quest’idea è rimasta però per quasi due anni in un cassetto finché ha trovato il suo momento giusto. Giovanni Amico, produttore della Twisterfilm, ha creduto molto nel progetto che ha avuto anche l’interesse di alcuni co-produttori e, non ultimo, l’appoggio del Mibact (Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, ndr). A quel punto ho chiamato altri due sceneggiatori, Alfredo Arciero e Claudia De Angelis, perché l’idea originale andava un po’ rinfrescata e rimessa in discussione. Io, generalmente, non lavoro mai da solo: mi piace mettere insieme un gruppo di scrittura eterogeneo, soprattutto perché secondo me un film non è mai il prodotto di un singolo. La sceneggiatura è piaciuta anche alla Eagles Pictures che è entrata nel progetto come distribuzione per cui abbiamo iniziato a girare il film.

Come si fa a trovare un approccio inedito all’interno di un thriller, rendendolo diverso da altri film di questo genere?

Questo progetto abbraccia più generi perché è un po’ un giallo che poi si trasforma in un thriller, e questo lo rende diverso da una trama classica alla Agatha Christie. In questo film il gioco non termina quando si indovina chi è l’assassino: una volta svelato il mistero, lo spettatore è invogliato a sapere perché l’assassino l’ha fatto e, soprattutto, cosa succederà.

E’ difficile creare un’atmosfera disturbante senza effetti speciali?

E’ molto difficile perché non si va a scavare nell’immaginario del genere, come la porta che scricchiola per esempio, o semplicemente con l’aiuto della musica, ma si compie un viaggio all’interno dei personaggi: si crea una forte empatia tra il pubblico e i protagonisti in scena che vengono messi in una situazione di scelta, difficile e angosciante allo stesso tempo.

Hai avuto qualche riferimento visivo specifico?

Come qualsiasi persona che fa il mio mestiere, ho tanti punti di riferimento del presente come del passato, ma in questo caso sono due i registi che mi hanno ispirato più di altri. Roman Polański, il maestro dello ‘small setting’ che in tanti film, come “Il coltello nell’acqua” o “Carnage”, ha utilizzato pochi personaggi, in un ambiente circoscritto, durante un arco temporale breve; dall’altra parte c’è il mio grande amore per Alfred Hitchcock, un grande mistificatore di sentimenti e atmosfere che ha sempre lavorato sul piccolo per costruire il grande, creando tensione a partire da un aspetto che  insignificante. Impossibile non pensare ai capolavori di questi due grandi maestri visto che comunque una gran parte di “Weekend” è ambientata all’interno di una casa: un’arena dove i quattro personaggi principali si fronteggiano in chiave psicologica.

Qual è stata la sfida maggiore nella realizzazione di “Weekend”?

Avevamo iniziato a girare il film prima dell’emergenza Coronavirus e ci eravamo fermati perché avevamo bisogno della neve per delle scene in esterna, ma la neve non arrivava. Il fermo della produzione durante il lockdown non solo ci ha tolto l’opportunità di sfruttare la neve, ma ci ha portati a riorganizzare la chiusura del film: io ho voluto giocarmi una carta un po’ audace che è stata quella di ricostruire gran parte dell’ambientazione esterna a giugno, con un allestimento di circa 2000 metri quadri di neve artificiale.

Come vedi il futuro del cinema dopo il duro colpo della pandemia di Covid-19?

Io penso che il futuro del cinema sarà legato alle piattaforme digitali. La sala cinematografica tornerà, perché deve tornare, ma credo che tanti film continueranno a uscire sulle piattaforme e meno al cinema.

Un episodio OFF della tua carriera?

Durante la lavorazione del mio primo film (“Tutto l’amore del mondo”, ndr), Sergio Rubini ebbe un problema personale e non venne sul set: così girai tutta la scena con una controfigura di spalle vestita come il personaggio interpretato da Rubini e il giorno seguente recuperai i primi piani. Un episodio che non dimenticherò mai e che mi è ricapitato sul set di “Weekend”: un giorno Alessio Lapice è stato poco bene e io, grazie allo skill che avevo guadagnato quella prima volta, ho chiamato il mio assistente e l’ho vestito come Alessio (ride, ndr)