Finché il Covid ci separerà: a Roma scatti di una vita Dolce, quando “Andava tutto bene”

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La mostra fotografica "Andava tutto bene"

Andava tutto bene” ai tempi della Dolce vita. Ma non a quelli del Covid. E se le diposizioni sanitarie hanno imposto il distanziamento sociale per stare più sicuri, nonché la chiusura di cinema e teatri, un modo per avvicinarsi ancora all’universo della cultura c’è. A Roma, nel quartiere Pigneto, il bistrot “Necci dal 1924” trasforma i pannelli in plexiglas, necessari per separare i suoi ospiti, in una mostra fotografica fatta di séparé che ritraggono le star della Hollywood sul Tevere, ma non solo. In via Fanfulla da Lodi – 68, strada cara al poeta eretico Pier Paolo Pasolini, gli imprenditori Agathe Jaubourg e Massimo Innocenti hanno pensato ad un percorso espositivo che, idealmente, ravviva il bisogno di socialità. E mondanità. Un’expo realizzata in collaborazione con il prestigioso archivio “Dufoto” che sarà allestita, a partire dal prossimo 7 dicembre, nella scenografia gourmet di uno dei rioni più suggestivi e cool della Capitale. Colazione da Necci, quindi, a tavola con miti e icone. Tra le immagini di Claudia Cardinale, Giorgio Gaber, Silvana Mangano, il maestro Federico Fellini. E poi, per chi ama “Il vizietto” delle cose buone e ben fatte, Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, il cantautore Sergio Endrigo e Catherine Spaak. Tutti immortalati quando i locali erano un’altra cosa. Sedici scatti d’autore, con le celebrità incorniciate nella Città Eterna degli anni ’60 così come in altre città, stampati su supporti autoportanti 140×70 che saranno visibili fino al termine dell’emergenza sanitaria. In attesa del vaccino che restituirà, si spera, quella normalità senza maschere. «In passato i ritrovi pubblici, le taverne, sono stati descritti come luoghi di puro svago ed evasione, a volte eccessiva, ma si tende a dimenticare che sono stati, soprattutto, un baluardo della libera espressione e un’arteria vitale per la circolazione delle idee. Nel Medioevo e nel Rinascimento erano sempre sorvegliati, il potere diffidava di tali spazi perché in grado di intercettare e propagare il dissenso. Ma l’idea di libertà è difficile da fermare e più tardi, sarà proprio in un caffè italiano a Parigi che i filosofi illuministi delineeranno le idee rivoluzionarie che daranno forma alle società libere in cui viviamo oggi.- spiega Innocenti- Negli ultimi anni bar e ristoranti vengono spesso e indistintamente definiti “movida”, sinonimo di una night life sfrenata e talvolta molesta. Qualcuno potrebbe chiedersi se un giorno, magari in un futuro non troppo lontano, la nostra società non finirà per accettare l’idea che la “degenerazione” stia nei luoghi di incontro delle “persone reali” e che l’integrità sia in un’esistenza vissuta tutta in assenza, fatta di teste chinate, chat e acquisti online. L’esposizione “Andava tutto bene” non vuole dare una risposta, piuttosto porre delle domande, in particolare una: c’è ancora vita al di qua degli schermi? Il coronavirus ha attaccato la cultura e ora questa gli risponde». L’imprenditore racconta quanto fosse importante la parola “contaminazione”  in un’epoca in cui il mondo non era ostaggio di un nemico invisibile, la cui prerogativa è proprio l’alto tasso di contagio. «A questi pannelli è destinata una funzione importante, di compagnia, di estetica e di diffusione di una bellezza che dura e durerà per sempre. E in un momento buio come quello che stiamo attraversando, il concetto del bello porta in sé un potere salvifico inestimabile», conclude determinato. «Spetta ai divi del cinema, della musica e agli intellettuali svolgere l’importante compito di sostituire, con i loro volti, le fredde barriere. Almeno finché il Covid ci separerà», sottolinea convinta Jaubourg, che rifiuta categoricamente di scegliere semplici separatori plastificati e inanimati poiché, e aggiunge «amplificano di più quel senso di divisione che il virus porta con sé».