Platone era “sovranista”?

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Omar Sander [Public domain]

La critica alla post modernità trova un nuovo autore: Roberto Siconolfi, con il suo Il nuovo totalitarismo e la rivoluzione della coscienza (Aga Editore, Milano, 2019, 152 pagine). L’autore proviene dalla scuola del professore Costanzo Preve, studioso di Marx e creatore della rilettura del filosofo del comunismo in chiave idealistica.

Siconolfi, però, non si ferma e nel suo percorso di elaborazione supera il materialismo in modo definitivo per approdare a una visione spirituale cercando la via per la creazione di un paradigma capace di “coniugare questi due approcci alla realtà, alla luce di “principî metafisici permanenti”.

Il nuovo paradigma sarà l’embrione della nuova élite che nascerà alla caduta della società decadente in cui viviamo in questo nostro mondo occidentale.

L’unico principio che abbiamo è solo ed esclusivamente, la coscienza, una norma interiore connessa, come dicevamo, a una dominante superiore”.

L’autore vede nella società in cui viviamo un attacco contro lo spirito dell’uomo, dove la parte materiale, la carne, cede ai più deprecabili desideri relegando l’uomo moderno a una condizione di semi animale.

Nel testo viene ripresentato, in chiave moderna, il pensiero di Platone (La Repubblica), facendo forza al concetto di solidarietà sociale in contrasto con la visione iper-individualista del mondo in cui viviamo.

Quanto è più interessante nel testo è la presentazione del modello sovranista del nuovo Stato da lui presentato, certamente non in linea con la visione e la rappresentazione dei modelli sovranisti delle diverse destre, che l’autore identifica di matrice ideologicamente calvinista, quindi puritana nella morale come iperliberista in campo economico.

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Ha contribuito allo sviluppo di un dibattito scientifico e letterario sul neodarwinismo e la pornografia sviluppando diversi concetti antimodernisti e a favore dell’ideologia comunitarista basato sull’idea di un ritorno ad una vita sociale di tipo organicista in opposizione al modello dominante dell’individualismo, contribuisce a sviluppare un nuovo paradigma di vita comunitaria grazie alla decrescita felice, all’economia dell’autoconsumo partendo dal pensiero aristotelico in cui la famiglia è il centro della comunità. Si oppone fortemente al consumismo e al modello capitalista di tipo anglosassone. Convinto che presto vi sarà un ritorno al valore della famiglia naturale e alla vita comunitaria a causa della fine del ciclo economico denominato post-industriale. Sia la visione antidarwinista come quella sulla pornografia sono interpretazione per cui l’uomo viene condotto a una vita di tipo individualistica ed egoistica assolutamente da rigettare.