Non un bronzo o una scultura, ma una grande opera che plasma lo spazio: è la grande installazione a forma di spirale del maestro veneziano Gianfranco Meggiato, esposta in Piazza Bologni a Palermo, proprio di fronte Palazzo Belmonte Riso, sede del Polo Museale Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea.
Dalla finestra del salone di Palazzo Riso “la spirale della vita” ti richiama da lontano, ti possiede e ti distrugge. Non è scenografia, non è opera astratta, ma un racconto senza mediazione che sottolinea nella sua essenza il rapporto fra esterno e interno delle forme, non soltanto “il contrasto fra vuoto e pieno, fra superfici concave e convesse, fra luci e ombre, quanto piuttosto di una mappa psicologica da percorrere”: un percorso che vuole parlare all’uomo che cerca dentro se stesso, che penetra all’interno di una cavità virtuale alla scoperta di un nucleo centrale, rappresentato dall’imponente scultura posta al centro della spirale.
L’opera è concepita secondo i principi dell’accessibilità fisica e sensoriale, su progetto di Dario Scarpati, esperto di accessibilità museale, per consentire l’ingresso alle persone con disabilità motorie e agli ipovedenti, grazie alla presenza di guide in braille.
Ph. Paolo Ferraina
Un’esperienza immersiva e multisensoriale, resa ancora più intensa dall’odore sprigionato dai sacchi di juta: un percorso come metafora del cammino dell’Io, non sempre lineare, che ciascuno di noi intraprende fin dalla nascita, faticoso e non privo di sofferenze, con tanti “sacchi” posti come ostacoli, muri che costringono a fermarsi e pensare, a interrompere per poi riprendere la strada verso quella consapevolezza di verità e giustizia.
L’opera costringe a giocare con tutti i sensi, ma ti scuote nel profondo: i sacchi della memoria sono intrisi dei nomi dei morti ammazzati:
Ph. Paolo Ferraina
Solo il libero pensiero, l’acquisizione di consapevolezza e non le armi – sottolinea l’artista – possono salvare l’uomo da se stesso. L’uomo non ha bisogno di sovrastrutture ma, direttamente, con l’umiltà dell’apprendista, dovrà percorrere il proprio individuale labirinto per arrivare alla conoscenza.
Per Luca Nannipieri l’arte moltiplica la vita, anche quando affronta la materia più brutale dell’Italia democratica: i morti ammazzati per mafia. Questa installazione dimostra che l’arte non è lontana dalle tragedie della storia: i nomi trascritti su ognuno dei sacchi dell’installazione sono le vittime della mafia per testimoniare che l’arte è memoria della vita, “è innalzamento della vita sulle macerie della morte”.
Se l’arte fosse soltanto espressione scenografica sarebbe puro ornamento: ma Gianfranco Meggiato dimostra che l’arte è ricerca, è “interrogazione viva sulle problematiche più brucianti e drammatiche del presente”.
Ph. Paolo Ferraina
La spirale dellavita, curata da Daniela Brignone, è inserita nel programma di I-design tra i collaterali di Manifesta 12 e in Palermo Capitale Italiana della Cultura ed è stata realizzata utilizzando come materia prima duemila sacchi militari in iuta, ha un diametro di dieci metri ed alta quattro e rappresenta la prima installazione temporanea di grandi dimensioni realizzata a Palermo in memoria delle vittime di Cosa Nostra e sarà visitabile proprio dal 19 luglio, giorno in cui ricorre il 26esimo anniversario della strage di via D’Amelio.
Tra i patrocinatori dell’evento oltre al Comune e al Museo Riso ci sono il No Mafia Memorial, il Centro Paolo Borsellino presieduto da Rita Borsellino, il Marca (Museo delle Arti di Catanzaro) e la Fondazione Rocco Guglielmo.
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