Città sognate, immaginate, rivissute mentalmente, schizzate in tratti neri o elaborate a chiazze di colore. È su questa tematica che si esercita l’arte di Francesco Barbieri, classe 1976, post graffitista e pittore pisano reduce da scorrerie nelle città di tutto il mondo. Dall’Italia alla Cina, dalla Germania agli USA, dalla Francia all’Inghilterra.
Cresciuto nelle periferie pisane, nelle zone più industriali della città della Torre, tra i cavalcavia della stazione e le poche fabbriche, Francesco ne ha sorbito il fascino. Tanto da andare a cercarle dappertutto, privilegiando i luoghi apparentemente più duri e squallidi, quegli “spazi invisibili agli occhi degli abitanti” ma che parlano agli artisti con il loro fascino decadente.
Città complesse, diurne, notturne, solari o cupe, realizzate con tecniche varie, originali, esposte sino all’8 luglio al Museo Piaggio di Pontedera in una mostra dal titolo “La città industriale immaginata” inserita nel progetto Cantieri d’Arte 2017. Un viaggio attraverso metropoli dipinte su supporti di recupero, rivisitate nella fantasia, zone di suburbio, costruzioni e decostruzioni
Come le realizza? “Prima fotografo tutto ciò che vedo e mi colpisce, poi rielaboro dentro di me le immagini che diventano visioni. Faccio un bozzetto su carta e infine dipingo su supporti vari, spesso di recupero, a china, spray, collage, acrilico. Ma uso anche spatola e pennello tradizionali”.
Ne esce un insieme armonico ed evocativo. Città “decostruite” più che costruite, come spiega Barbieri, sempre più insofferente alle immagine realistiche, “di cartolina”. Città rovesciate, piene di meandri, di cui si odono suoni e ritmi e in cui ogni tanto si intravvede correre veloce un treno, innalzarsi un grattacielo o aprirsi una stazione ferroviaria. La città che diventa arte in un artista che di stoffa ne ha davvero.













