Nina, storia di un’intima confessione

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ph.GiuseppeDistefano

«Voi non potete sapere ciò di cui sto parlando» è una delle battute che più resta impressa, anche a distanza di giorni, dopo la visione di Nina (Montreux 1976), scritto e diretto da Nicola Russo.

È una frase che si presta a diverse suggestioni e certamente per la platea di turno del concerto di allora sicuramente non era semplice captare cosa stesse provando la cantante Nina Simone. Gli spettatori che si ritroveranno ad assistere a questo spettacolo, invece, riceveranno in dono una “confessione” così intima e, al tempo stesso, universale da percepire di più cosa l’artista volesse – e vuole – dire.

A farla rivivere è la bravissima Sara Borsarelli, pronta a entrare in punta di piedi in un personaggio-persona che sfuggiva a qualsiasi definizione (nonostante sia passata alla storia per il suo esser stata attivista per i diritti civili) e che qui viene captata dalla drammaturgia di Russo e resa viva, sul palco, da voci, pause, gesti e silenzi dell’attrice. 

Nina «ripercorre il concerto di Nina Simone al Montreux Jazz Festival del 1976. In scena il punto di vista della grande pianista e cantante nei cinquanta minuti della sua esibizione che ha segnato il suo ritorno, dopo alcuni anni passati in Africa lontano dallo show business» (dal comunicato).

«Raramente abbiamo visto un’artista occupare il palcoscenico con tale autenticità, e con una qualità di trasparenza così preziosa da diventare quasi un saggio di come, a nostro avviso, bisognerebbe stare su una qualsiasi scena. Nina sembra ad una prima visione assente, distratta ma, guardando con attenzione, capiamo che invece è più presente che mai perché continuamente in contatto con i suoi pensieri e, come il pensiero salta e a volte non ha logica, così la sua presenza in scena, le sue parole e il suo modo di cantare sembrano non seguire un percorso. In realtà assistiamo a qualcosa di unico, un’artista che si presenta in scena mettendo a nudo non tanto laNina_9487 sua anima, ma i suoi pensieri, trasformando un concerto di soli 50 minuti in una lezione di teatro» (dalle note di regia).

Ad arricchire ulteriormente ci pensano le immagini originali che compaiono sullo schermo, tra cui la versione animata della cantante – o almeno così ci piace immaginare. Il bello di questa rappresentazione è che sembra un gioco di ruoli sottilissimo, tra l’attrice in scena, l’animazione, il pubblico che diventa a suo modo “personaggio”, provando ancora più direttamente quella richiesta di un “tu” che implica lo spettacolo dal vivo. È come se in Nina si materializzasse il flusso di coscienza in un corpo a corpo ideale, che diventa graffiante nel suo non essere urlato, ma nel lavorare in sottrazione, facendo calare la maschera del personaggio, proprio dove si pensa che ci sia, in teatro.

Nina (Montreux 1976) è stato in scena all’Elfo Puccini di Milano dal 21 al 26 febbraio 2017.