Un messaggio spirituale di ‘ritorno’ dal dolore: Ecce Homo

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Magari fossimo in un’epoca di decadenza: avremmo alle spalle della nostra indolente voluttà un paravento d’eccellenza per poter épater le bourgeois. E invece ti mettono i chiodi nelle bombe per ottenere il massimo della devastazione. . Ogni riferimento all’eccidio di Bruxelles è puramente voluto e la collettiva Ecce Homo a cura di Mario Guderzo, direttore del Museo Canova, inaugurata due giorni prima della strage nella Piccola Galleria di Bassano del Grappa si armonizza straordinariamente col momento storico.
Vedi il Cristo inchiodato (Crocifissione) di Federico Guida e la sua rivisitazione supercontemporanea (Pietas) della deposizione di Cosmè Tura, pittore del Quattrocento avanti di cinque secoli già allora e il tuo pensiero corre alla strage di inermi colpevoli d’incarnare agli occhi della bestia islamista (islamista, non: islamica) i “crociati” da ammazzare uno a uno, “perché noi amiamo la morte come voi amate la vita”, copyright tagliagole di Al Qaeda 2001, ‘ché la svolta epocale (uso il suddetto aggettivo con buona pace di Massimo Cacciari) fu lì.

Sergio Padovani, Il compianto, 2016, olio, bitume, resina su tela 25x30 cm, collezione privata, courtesy Piaccola Galleria Bassano del Grappa
Sergio Padovani, Il compianto, 2016, olio, bitume, resina su tela 25×30 cm, collezione privata, courtesy Piaccola Galleria Bassano del Grappa

E poi vedi il Trittico del Sole, della Croce e del Serpente di Sergio Padovani, opera museale che sembra atterrata direttamente dalla bottega di Grünewald e invece è stata fatta nel 2015 e pensi a quanto l’arte contemporanea sappia essere a volte così drammaticamente fedele al presente, mentre il tuo sguardo si sposta su Il compianto, sempre di Padovani, Cristo “arboreo” che ci fa pensare al gesto di dolorosa pietà cui ahinoi siamo abituati quando all’indomani di una strage vediamo le immagini sui giornali (sì, c’è ancora chi li legge, i giornali di carta) della deposizione laica sul luogo del massacro. Il compianto dialoga mirabilmente con la  Pietas e in verità tutte le opere in mostra (ci sono anche due splendidi esemplari di Santiago Ydáñez e uno di Eric Serafini) sono ordinate con acribia filologica e, last but not least, tutte appartenenti a collezioni private: Ecce Homo è una mostra a vocazione museale (sia pure “in miniatura”) e, soprattutto, drammaticamente attuale.

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Nato a Milano, vivo e lavoro a Milano. Giornalista pubblicista. Laurea in Filosofia. Coordinatore di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale e presso CulturaIdentità (RG Produzioni, Milano). Scrivo di macchine e moto su Drive'n'Ride. Ho curato cento mostre di arte contemporanea in Italia, in collaborazione con svariate gallerie d'arte; i relativi testi critici sono tutti pubblicati a catalogo e online. Ho scritto una monografia pubblicata da Skira. Nel 2016/17 sono stato coordinatore del gruppo Cultura del movimento politico di Stefano Parisi Energie PER l'Italia, candidato sindaco di Milano alle elezioni 2016. Ho prodotto un magazine cartaceo d’arte contemporanea a colori su carta patinata, presentato a diverse fiere internazionali d’arte contemporanea e di cui una copia è conservata al Centre Pompidou di Parigi. Attualmente sono conservatore della Biblioteca della casa-museo Fondazione Giancarlo Sangregorio di Sesto Calende (Varese). Profilo completo qui: https://www.linkedin.com/in/emanuele-beluffi/