Lettere dal secolo bello, il Settecento francese

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Non v’è dubbio: sono passati di moda. Dirli filosofi sembra, per così dire, inappropriato. L’appellativo è perfetto per Voltaire, non per autoresD’Alembert o Diderot: essi sono, sic et simpliciter, gli enciclopedisti. I precursori del mondo moderno, cioè dell’Europa post rivoluzione, quella vera, del 1789, con la presa della Bastiglia e la fine dell’ancien régime. E perché mai non rinverdirne le gesta – o meglio le parole – con un libro bello, per forza di cose, perché l’aggettivo sta nel titolo: Il Secolo bello (Il sogno umanitario del Settecento francese, il Melangolo, pp. 278, €18) di Claudio Guidi, giornalista e critico teatrale con il pallino degli epistolari e degli spiriti liberi. È curioso trovarlo in questa rubrica, dedicata solo a libri di filosofia; trattasi infatti di un libro di storia, per giunta costruito su lettere. SeIl_secolo_bello_561e2ea7957b4 ne contano a centinaia: la corrispondenza tra Federico di Prussia e D’Alembert, con il secondo che difende Diderot dai poco lusinghieri giudizi del primo. Quella tra Diderot e Caterina di Russia, in cui l’enciclopedista abbandona gli alati ideali per chiedere venalmente del denaro. Un libro in cui transitano tutti i grandi del secolo d’oro dei seduttori e delle dame libertine, della musica maiuscola, dell’arte seducente e dei gran balli dell’alta società: da Mozart a Jean-Jacques Rousseau. Fu il canto del cigno del vecchio mondo, che si esprimeva anche nel vezzo cicisbeo di farsi mangiapreti di gentiluomini e philosophes. “Chi non ha vissuto prima della Rivoluzione francese non può capire cosa sia la dolcezza del vivere”, ebbe a dire Talleyrand. Quel tempo in cui i dotti lottavano contro la schiavitù, si battevano per i diritti umani e per l’uguaglianza, è padre del nostro, che tanto dolce non è. Il ciarpame egualitarista e buonista di oggi dice la putrefazione dello spirito enciclopedista e rivoluzionario. È dunque saggia operazione editoriale risalire alle fonti e leggere certi slogan scritti di prima mano. Erano di gran lunga migliori. E l’impatto che hanno avuto sull’Occidente è senza dubbio più profondo e irreversibile di quanto osassero sperare i suoi estensori.