Sorpresa, Napoleone era un cattolico convinto

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NapoleoneNon esiste forse nell’intera storia europea un personaggio sul quale si sia scritto così tanto, come Napoleone. Di lui sappiamo, o crediamo di sapere, tutto. La grandezza dell’uomo è testimoniata dall’esistenza di una vulgata. Esiste cioè una forma di immagine standard di Napoleone nell’immaginario collettivo, non escluso quello delle persone di una certa cultura, secondo la quale il grande còrso fu, dal punto di vista umano, un materialista ateo e miscredente, cinico anticlericale in lotta con la Chiesa (non aveva, dopotutto, fatto arrestare e segregare il papa a Fontanibleau?) e, come molti figli della Rivoluzione, votato, se non proprio alla distruzione della religione, per lo meno a una sua riduzione a un innocuo instrumentum regni. Occorre aggiungere che esiste una variante della vulgata napoleonica, molto diffusa nei paesi di lingua inglese, secondo la quale Napoleone sarebbe stato una specie di anticristo, e un tiranno paragonabile a Hitler. Nientemeno.

Il lettore che prenderà tra le mani Napoleone Bonaparte, conversazioni sul cristianesimo (a cura di C. Carbone, Esd, 8 euro) sarà quindi probabilmente sorpreso di trovarsi di fronte l’Imperatore in persona, nelle sue stesse parole decise e intransigenti, confessare nel modo più convinto la propria fede cattolica, dicendo con orgoglio: “sono cattolico romano, e credo ciò che crede la Chiesa”. Questo libro è la traduzione italiana parziale dell’opera Sentiment de Napoléon sur le christianisme, Conversations religieuses, di Montholon e Beauterne, che lo pubblicarono a Parigi nel 1840. I due autori, attendenti e amici di Napoleone, lo seguirono nell’esilio di S. Elena, ed ebbero modo di ascoltare le sue più intime confidenze, che, come ci informano, spesso vertevano sulla religione. L’autenticità delle conversazioni è fuori discussione. Quando l’opera fu pubblicata (giova ricordare che ebbe un discreto successo) erano ancora vivi molti dei protagonisti e dei testimoni delle vicende narrate. Ma forse, al di là di questa considerazione cronologica, la più convincente prova di autenticità sta nelle parole stesse attribuite all’Imperatore. Troviamo in esse la stessa forza, le stessa convinta decisione e, non ultimo, lo stesso buonsenso che Napoleone praticava da generale sul campo di battaglia. Chi ha familiarità con il suo pensiero militare (come viene esposto, per esempio, nel magistrale lavoro di David G. Chandler, Le campagne di Napoleone, Rizzoli BUR, 1992) non può fare a meno di notare l’impressionante analogia tra la logica stringente dei suoi argomenti in materia religiosa e quella delle sue strategie militari.

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Napoleone Bonaparte, Conversazioni sul cristianesimo, Esd

Napoleone parla quindi della sua fede. Il punto essenziale, come osserva nell’introduzione il Card. Biffi, è che per lui la fede non è l’adesione intellettualistica a una teoria filosofica, o a un’astratta ideologia, ma a una persona concreta, Gesù Cristo, e alla sua croce. Napoleone dichiara che è proprio questo “segno strano” a testimoniare della divinità del Cristo. In una lunga discussione dedicata a questo tema, Napoleone osserva la sostanziale differenza tra Gesù e i molti “grandi uomini” della storia, nel numero dei quali egli stesso è consapevole di essere annoverato. In questi grandi uomini, e nelle loro imprese, egli dice, “tutto è umano”, tutto ne rivela la limitatezza propria dell’essere umano. Non così Cristo: “il suo spirito mi supera, e la sua volontà mi stupisce; tra lui e qualsivoglia altro nel mondo non può esserci un possibile termine di paragone. Egli è un essere a parte”. Segue una vera e propria dimostrazione della divinità di Cristo, con argomenti di natura filosofica e storica, che l’Imperatore termina in stile tutto Bonapartista, rivolgendosi al fidato generale Bertrand: “se lei non capisce che Gesù Cristo è Dio, ebbene ho sbagliato io a nominarla generale!”.
Pur nella profondità delle sue riflessioni, Napoleone sembra tuttavia condividere quella “fede dei piccoli” che secondo Cristo è un requisito essenziale per entrare nel Regno dei Cieli: “la mia fede si è trovata assalita dal dubbio fin dal primo momento, forse per colpa mia, e forse perché io creda di nuovo dopo il buio. Dio lo voglia, perché stavolta non gli resisterò, né chiedo di meglio che ricevere questa grande e vera consolazione”.

Questo piccolo libro contiene una grande lezione storica. Ci sono alcuni personaggi storici di cui troppo spesso presumiamo di conoscere tutto, e dei quali riteniamo che non vi sia più nulla da aggiungere o da scoprire. Eppure, proviamo a domandarci da dove ci vengano queste convinzioni, e su che cosa si basino realmente. Allora scopriremmo che, piuttosto spesso, esse non sono altro che il prodotto di opinioni tanto diffuse quanto acriticamente accettate e trasmesse da una generazione di storici all’altra in modo da assurgere infine al rango di dogmi indiscutibili. È anche così che si forma una vulgata. Ebbene, la lezione da trarre da questo volumetto è che spesso i dogmi della vulgata si rivelano, semplicemente, falsi. Abbiamo scoperto che Napoleone era un cattolico convinto, e che Nerone forse non ha bruciato Roma. Chissà quanti altri personaggi storici attendono che sia fatta loro giustizia, in un modo o nell’altro. I sacerdoti delle vulgatae sono avvisati.