Metro A, Roma. Alcune riflessioni culturali dopo la tragedia

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Ad una settimana dall’articolo dedicato alla Metro C – MetroCapitale,  mai avrei immaginato di tornare a parlare di una metro romana: un cambio di lettera, la A, che sa di tragedia.

Cosa c’entra la Cultura a Palazzo con una disgrazia, vi chiederete: purtroppo esiste un’amara relazione che lascia il segno. La cronaca nera è piena di eventi luttuosi, ma quanto successo giovedì scorso ad una madre con il suo bambino lascia costernati. Non tanto per un destino cinico o una tragica fatalità che si accaniscono su una creatura di 4 anni, su una mamma il cui dolore resterà vivo nella sua memoria o per coloro che trasgredendo le misure protocollari sono immediatamente intervenuti  mossi a compassione. Liberare una mamma e suo figlio dal buio, dalla calura, dalla mancanza d’aria, dal panico, dal pianto, ostaggi di un ascensore in una stazione della metro, senza attendere l’arrivo dei tecnici è un gesto di solidarietà umana ma…

Un giro in città
Un giro in città tra barriere architettoniche e umane

Il deus ex machina è un passeggino… La nostra società è a misura di bambino, di anziano, di persone non deambulanti, di non vedenti? Basta uno sguardo per comprendere l’amara verità. Per deficit progettuali e ignavia sociale, scendere le scale di una qualsiasi metropolitana è impresa ardua, come salire su un autobus o un tram e  i pochi con la pedana spesso sono privi di manutenzione tanto da non funzionare. L’accesso agli uffici pubblici è spesso ancora precluso ai diversamente abili e non si contano gli ascensori progettati senza prevederne un vero uso sociale. Gli scivoli  per i disabili nei pressi di passaggi pedonali sono terra di conquista della sosta selvaggia di macchine, motorini, biciclette. I marciapiedi sono pieni di percorsi ad ostacoli  pericolosi persino per i normodotati, mentre i parcheggi riservati ai disabili sono puntualmente occupati da auto prive di contrassegno.

Così, per molti, le più elementari attività quotidiane si tramutano in avventura fra innumerevoli difficoltà.

Eppure esistono, obblighi, prescrizioni, ma ciò non basta senza la consapevolezza delle istituzioni, senza una cultura etica, prima che civica. Dovere fondamentale di una cosiddetta società civile è quello di sostenere e aiutare le condizioni di vita delle categorie più deboli ma, si sa, il buon senso non può essere imposto per legge.

Un parcheggio sui generis
Un parcheggio sui generis

E così avviene che andando in giro con un passeggino per Roma e vuoi prendere la metro, hai due sole possibilità: ti fai aiutare da qualche buon samaritano a scendere le scale esterne o sei costretto a  chiuderlo e prendere in braccio tuo figlio. Ma passato il primo ostacolo se ne presenta un altro, quello della scala mobile: da provetto equilibrista affronti la discesa oppure ti affidi agli ascensori che ti portano alla banchina, raramente funzionanti e spesso fuori servizio.

Ogni giorno il destino ci pone davanti a delle scelte: la madre di Marco ha solo deciso di prendere un ascensore. Il  blocco, il buio, poi la luce che non è liberazione, il salto nel vuoto rappresentano la sconfitta di una intera società tecnologicamente avanzata quanto culturalmente retrograda, di una Cultura a Palazzo che prima di occuparsi di riforme, di mercati, di spread, di Pil dovrebbe finalmente comprendere che gli individui, specie quelli più deboli e indifesi, vengono prima di tutto il resto.

L’ascensore immobile nel buio è la metafora di una società “devalorizzata”: fateci risalire in superficie insieme al piccolo Marco… abbiamo tutti bisogno di aria nuova.