La buona scuola del dolce stil novo

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Dopo mesi di annunci, il premier Renzi illustra il disegno di legge per far ripartire la “buona scuola”: non un testo ufficiale ma slide, come nel dolce stil novo di Palazzo Chigi.

Give me five ...
Give me five …

Il sistema delle supplenze è sostituito dall’organico funzionale d’istituto: un numero di docenti che copre sia gli insegnanti assenti che ulteriori esigenze. Chiosa Renzi: “La squadra dei professori che gestisce la scuola va oltre il numero delle cattedre e il preside, come un allenatore, avrà la possibilità di individuare chi mettere in cattedra a inizio anno, facendo ricorso, in caso di malattia o aspettativa, all’organico funzionale e non più alla graduatoria provinciale.

Gli scatti di carriera degli insegnanti saranno legati all’anzianità e a crediti formativi e didattici acquisiti attraverso la formazione continua e obbligatoria in lingue, inclusione scolastica, didattica innovativa e digitale.

Nelle aree a forte presenza di alunni non italiani si prevede un piano di integrazione con gli stranieri oltre a laboratori linguistici per perfezionare l’italiano come seconda lingua e laboratori di lingue non comunitarie.

Si valorizza lo studio della musica (teatro, danza e cinema continuano ad essere figli di un dio minore), della lingua straniera e dell’educazione fisica nella scuola primaria. Alla scuola media più lezioni di lingua straniera, cittadinanza attiva e laboratori, mentre alle superiori si potenzieranno arte, diritto, economia, lingua straniera e formazione digitale, introducendo per il triennio l’alternanza scuola-lavoro in aziende private ed enti pubblici.

Sono previste detrazioni per i costi della scuola, a partire dalle spese di iscrizione (elementari, medie e secondarie di primo livello), la possibilità di destinare il 5 per mille a un preciso istituto, il credito di imposta del 65% per gli investimenti su nuove strutture, manutenzione, lavoro agli studenti.

Immancabili le contestazioni: sull’incertezza delle risorse, sui precari fuori dalla prima infornata di assunzioni prevista per settembre, sulla figura del preside manager che potrà scegliersi i professori in totale autonomia (con quali conseguenze per la libertà di insegnamento e per l’autonomia professionale e intellettuale è facile immaginare), sui finanziamenti alle scuole paritarie, sull’ingresso delle aziende nel piano formativo scolastico, sul mancato sostegno economico per l’acquisto dei libri di testo e per l’accesso a musei, cinema e teatri, a fronte di un bonus annuo destinato al consumo culturale dei soli professori.

Renzi e Signora
Renzi e Signora

In attesa di esprimerci sui contenuti formali del provvedimento, sveliamo un retroscena: se il premier è riuscito a tenere a bada la minoranza interna del Pd, uguale impresa non è riuscita alla consorte, insegnante part time in una scuola di Pontassieve. Il collegio di docenti si è pronunciato sulla “Buona scuola” e la Signora Renzi ha difeso le scelte del marito “visto che in questa riforma c’è anche il mio contributo”.  Innervosita, ha interrotto un polemico collega: prima chiedendogli di sintetizzare, poi invitandolo a non offendere l’esecutivo, tacciato di favorire i poteri forti. Diverbio che non le ha portato consensi: dei 65 presenti, 63 hanno votato contro una proposta ritenuta aziendalista e lontana dai dettati costituzionali.

Per affinare le sue capacità persuasive, alla premiere dame  non resta che chiedere consigli al machiavellico marito.